Mercati. Scenario Economico Luglio 2019 | GAM Italia

I record e le contraddizioni dell’economia americana. Outlook di luglio presentato da Carlo Benetti, Market Specialist di GAM Italia.

L’economia dei record

E’ così; ne abbiamo parlato anche il mese scorso. Questa fase espansiva è ufficialmente diventata la più lunga dal 1854 anche se più debole, poco più del 22 per cento di crescita nel decennio, contro il 43 per cento del periodo 1991-2001. A questo record si unisce il dato dei nuovi occupati di giugno, sempre negli Stati Uniti, che è il più alto dell’anno, 224.000, molti di più dei 160 mila previsti, e tre volte maggiore del dato di maggio. Naturalmente su questo dato sono subito cambiate le probabilità dei tagli dei tassi della fed e della loro intensità. I prezzi dei futures sui fondi federali non scontano in più un taglio di 50, ma di 25 punti. Il rendimento del titolo a due anni più sensibile ai tassi a breve è balzato all’insù di quasi 11 punti base a 1,87, mentre il rendimento del decennale è tornato sopra il 2 per cento. E’ probabile che la festa, nel senso dell’attività economica, prosegua ancora per un po’, magari con minore energia, ma comunque aiutata da piena occupazione, crescita dei redditi reali, consumi. Questo per gli Stati Uniti. Diversa la situazione in Europa e in Giappone, dove i tassi negativi confermano attese di crescita decisamente modeste.

Segnali contrastanti dall’economia USA

L’economia americana sta mandando segnali contraddittori. Da una parte abbiamo il sostegno della banca centrale, la piena occupazione, l’aumento dei redditi, i consumi, l’anno elettorale, perché Trump non tirerà la corda fino al punto di rottura; è nel suo interesse che la festa non finisca. Nella parte vuota del bicchiere ci sono il rallentamento in Europa, in giappone, gli effetti dello scontro sulle tariffe sul commercio internazionale, la minor spesa in capex, minor fiducia nella tenuta dello scenario globale. Le banche centrali sanno da che parte stare. Tra il rischio di sbagliare per eccesso di rigore e il rischio di un eccesso di tolleranza, preferiscono decisamente correre il secondo. Meglio avere un po’ più di inflazione piuttosto che rischiare di frenare lo sviluppo con interventi intempestivi sui tassi. La bussola da tenere d’occhio è quella degli utili. I margini operativi delle aziende sono intaccati da costi crescenti e produttività debole. La prova del budino l’avremo tra pochi giorni, all’avvio della stagione sui risultati del secondo trimestre. Le stime di crescita degli utili societari per lo standard & poor’s 500 sono, mentre scambiamo questa conversazione, al di sotto del 2 per cento anno su anno.

Le scelte di asset allocation

L’eventuale diminuzione delle entrate societarie, anche di modesta entità, sarebbe causa di un più marcato calo degli utili. Nei prossimi trimestri, a nostro avviso, è più probabile una recessione degli utili, se possiamo definirla così, piuttosto che una recessione economica vera e propria. In GAM non sottovalutiamo l’inversione della curva dei rendimenti negli Stati Uniti, i tassi negativi in Europa, la contraddizione tra i nuovi massimi della borsa americana e il rallentamento dell’attività manifatturiera. Non vogliamo correre il rischio di mettere anche noi eccessiva fiducia sulla Powell put. Lo strike è probabilmente molto al di sotto degli attuali valori di mercato quindi, nella parte azionaria, che nel frattempo abbiamo ridotto a favore di strategie long/short, e per quanto possibile non direzionali, confermiamo la preferenza alle azioni di qualità e poco volatili. Come abbiamo avuto modo di ribadire anche negli eventi recenti che abbiamo avuto qui a Milano, i mercati emergenti restano una scelta allocativa di lungo termine, avvantaggiati dalla possibile debolezza del dollaro derivata dalle politiche della Federal Reserve.

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