Mercati finanziari e programmi di investimento di Ersel a luglio 2019

Intervista a Giorgio Bensa, team gestioni patrimoniali Ersel, sull’andamento dei mercati finanziari e i programmi di investimento.

Dopo un mese di maggio caratterizzato dalle tensioni sul commercio tra Cina e Stati Uniti, che si sono ripercosse in modo negativo sui mercati finanziari, sono intervenute a supporto le banche centrali, promettendo sostanzialmente una politica monetaria accomodante a sostegno dell’economia, e in giugno e nella prima parte del mese di luglio i mercati sono quindi rimbalzati in modo piuttosto robusto, e soprattutto diffuso nelle varie aree geografiche e nelle varie asset class.

In questo contesto i nostri portafogli si sono mossi in modo piuttosto dinamico, e quindi siamo passati da una fase di sottopeso sui mercati azionari nel mese di maggio a una situazione di sovrappeso che è stata incrementata prima del G20, quindi dell’ultimo weekend del mese di giugno, quando diventava più chiaro che le prospettive di un accordo tra Cina e Stati Uniti stavano prendendo piede.

Queste scelte hanno avuto un impatto positivo sui risultati, in particolare appunto grazie alla gestione della quota azionaria. I risultati sono stati positivi anche in ambito obbligazionario, ma in questo caso un approccio piuttosto cauto nel posizionamento non ci ha consentito di partecipare appieno al rally che hanno registrato i paesi periferici dell’area euro, i titoli di stato con scadenze più lunghe e alcune delle emissioni con un rating in più speculativo in ambito corporate.

Per finire, un accenno al posizionamento in ambito valutario, dove abbiamo riequilibrato la composizione dei portafogli. C’è stata una fase, quella di maggiore avversione al rischio, in cui abbiamo privilegiato soprattutto il dollaro tra le divise estere, proprio per il ruolo di bene rifugio che può avere nelle fasi di stress di mercato. Come detto, verso la fine di giugno abbiamo adottato un atteggiamento più costruttivo e quindi, parallelamente, è stata ridotta l’esposizione alla divisa statunitense a favore di quelle dei mercati emergenti, che potrebbero beneficiare di questa situazione di rinnovata tranquillità sui mercati.

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