Mercati. Il punto ad Agosto 2019 di Arca Fondi SGR

Luglio è stato un mese molto positivo per i mercati azionari e obbligazionari, quando la Federal Reserve ha abbassato i tassi abbiamo avuto la conferma che lo stimolo monetario avrà rinnovata spinta. Tuttavia l’FMI ha leggermente ridotto le stime di crescita per il 2019-2020 e le guerre commerciali potranno incidere sull’attività economica. Il punto sui mercati è a cura di Alberto Zorzi, Vice Direttore Generale Direzione Investimenti.

Luglio positivo per i mercati azionari, saliti mediamente dell’un per cento, un dato non particolarmente brillante, ma in continuità con quello molto positivo del mese precedente, e che consolida i guadagni da inizio anno. Decisamente positivo anche il mercato del reddito fisso, con guadagni dell’indice europeo dei titoli societari e dei mercati emergenti intorno al punto e mezzo percentuale.

Lo scorso mese abbiamo dedicato il nostro commento all’importante discontinuità che riguarda le future mosse delle banche centrali. Nel frattempo la Fed ha effettivamente ridotto i tassi di interesse, e la BCE ha di fatto preannunciato un intervento per settembre. La concomitanza degli annunci induce peraltro a pensare a un certo livello di coordinamento tra le autorità monetarie. Oggi vogliamo riprendere quelle considerazioni, ma soffermarci sull’evoluzione del quadro macroeconomico.

Il fondo monetario ha rivisto leggermente al ribasso le previsioni per l’anno in corso e per il prossimo, confermando però le attese di un 2020 migliore del 2019. Lo scenario di base del fondo monetario non vede quindi inversioni di tendenza, e ancor meno recessioni. La revisione riguarda in particolare le economie emergenti, mentre è sostanzialmente invariata per i paesi sviluppati. Ancora una volta il fondo monetario sottolinea però che queste previsioni corrono il rischio di essere ottimistiche, a causa tra l’altro delle guerre commerciali, che influiscono sulla domanda. Sono gli aspetti che vi abbiamo sottolineato lo scorso mese, per spiegare la decisione delle banche centrali di voler intervenire preventivamente, senza cioè aspettare significative conferme sul fronte statistico. Del resto alcuni segnali di debolezza ci sono già nei dati dei direttori acquisti.

Evidente il forte rallentamento che va interessando il settore manifatturiero, sia in America che in Europa. Non stupisce che sia al settore manifatturiero a essere in sofferenza, essendo quello più colpito dai dazi. Il motivo per cui i banchieri centrali parlano molto ai mercati è, come abbiamo già avuto modo di argomentare, che non esistono modelli economici che ci aiutino a spiegare tassi di interesse così bassi. Bisogna fare propria la loro sensibilità e consapevolezza che l’uscita dal quantitative easing su così larga scala è un esercizio molto delicato, per il quale non solo non esistono manuali, ma neanche riferimenti storici. E’ quindi necessario essere molto pragmatici, accettando dei rischi per evitare scenari più ostici da gestire.

In sintesi, prepariamoci a un periodo molto prolungato di tassi negativi in eurozona. E’ temerario fare previsioni troppo a lungo termine, ma il quadro che abbiamo delineato in questo e in altri interventi lascia intendere che la liquidità generata dalle banche centrali nel corso di questi anni è destinata a rimanere o, come sembra oggi, addirittura a crescere. L’investitore privato non ha sempre chiara la sfida, in quanto fino a oggi è stato in qualche modo salvato dalla scelta delle banche di non penalizzarlo sulle proprie giacenze. ma bisogna avere consapevolezza che nello scenario che verosimilmente ci attende, anche questo caposaldo potrebbe a un certo punto venir meno.

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