Mercati. Il cielo resta sereno | Morningstar Italy

Per Luca Tobagi (Invesco) c’è ancora margine di rialzo sui mercati azionari, nonostante ci si debba preparare a delle fasi di volatilità. USA ed emergenti, dice, dovrebbero fungere da motore del portafoglio nel lungo periodo, mentre Eurozona e Giappone offrono delle valutazioni attraenti.

I mercati azionari hanno vissuto un semestre estremamente positivo. Un rialzo pressoché continuo da inizio anno, interrotto solo nel mese di maggio, ma subito ripresosi in giugno. A questo punto è lecito chiedersi se a queste valutazioni abbia senso prepararsi a una correzzione oppure se la corsa possa continuare, come avvenuto nel 2017. Qual è la vostra opinione al riguardo?

Sicuramente noi crediamo che ci sia ancora valore all’interno dei mercati azionari, ma è giusto rilevare che il rally è stato quasi ininterrotto. Ed è stato un rally trainato soprattutto dalle valutazioni. Gli utili hanno continuato a crescere in giro per il mondo, ma a un passo molto più lento. Le valutazioni sono cresciute, non a livelli preoccupanti, i premi per il rischio incorporati nei mercati azionari sono ancora interessanti. Questo secondo noi, in particolare nel contesto attuale di bassi rendimenti, rende l’asset class ancora attraente e indica anche il fatto che gli investitori non siano massicciamente posizionati nell’asset class. Tuttavia, è chiaro che un livello di premio per il rischio alto, giustificato da preoccupazioni molto generali, ma sentite da parte degli investitori, possa portare a fasi di volatilità e quindi anche a delle correzioni nei prossimi mesi, e quindi in un quadro tendenzialmente positivo da qui a sei, dodici mesi, ci aspettiamo nel percorso delle fasi di correzione, soprattutto nel breve.

Nonostante la corsa dei listini, basti pensare che pochi giorni fa il mercato azionario americano ha festeggiato il rally più longevo della sua storia, segnando un rialzo che dura ormai da oltre dieci anni, ci sono diversi elementi di disturbo che persistono: tensioni commerciali, Brexit, incertezza politica in Europa, alcuni paesi emergenti in seria difficoltà. C’è un elemento che vi allerta in particolare?

Si tratta di rischi quasi tutti esogeni, legati alla sfera della politica. Questo tipo di rischio tende ad avere un effetto sui mercati quando si manifesta, ma di solito non duraturo nel tempo a meno che non si vada a incidere sul sottostante economico in maniera importante. Da questo punto di vista ci sembra che la situazione da tenere sotto controllo con maggiore attenzione sia quella della guerra commerciale, perché a differenza di tutte le altre ha veramente il potenziale di incidere sulla crescita economica globale.

Nel contesto attuale, riuscite a inquadrare dei mercati particolarmente sottovalutati e interessanti? Si parla in questo senso del Giappone, ad esempio.

Il Giappone è un mercato che ha sicuramente delle valutazioni attraenti. Non è l’unico, a dire la verità. Abbiamo anche l’aggregato dei paesi emergenti e la stessa area euro che sono in linea con le loro medie storiche, o al di sotto. Il Giappone è in effetti interessante perché è un paese che esprime della crescita, ha un dividend yield abbastanza elevato e soprattutto è un paese dove la banca centrale è fortemente a supporto anche dei mercati azionari, e c’è stata una riforma nel modo in cui le aziende vengono gestite molto in favore degli azionisti rispetto a quanto accade in altri mercati. Detto questo, il premio per il rischio è interessante su quasi tutti i mercati azionari, quindi chi ha la possibilità di diversificare il portafoglio, dovrebbe avere secondo me una posizione strutturale negli Stati Uniti e negli emergenti, come motote di crescita nel lungo periodo. Eurozona e Giappone sono attraenti ma per una ragione diversa, più che altro valutativa, quindi l’ottica con cui si inseriscono in portafoglio è diversa.

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