Il punto sui mercati – Ottobre 2019 | Arca Fondi SGR

Come nelle attese, nel mese di settembre le Banche Centrali sono intervenute per sostenere le economie con la leva monetaria. La Fed è intervenuta con il taglio di un quarto di punto dei tassi ufficiali. La BCE ha ripreso il QE, senza nemmeno preoccuparsi di fornire una data di termine, e abbassando ulteriormente il tasso sulle riserve parcheggiate. Tali manovre daranno un ampio sostegno di liquidità ai mercati lasciando ai gestori professionali il compito di ragionare sul giusto approccio.

Ben ritrovati a l’appuntamento con il punto sui mercati. Settembre positivo per i mercati azionari, che mediamente hanno chiuso in rialzo di oltre il 2 per cento, portando al 20 per cento il rialzo da inizio anno. Performance miste sul mercato del reddito fisso, caratterizzato da un rialzo dei rendimenti nei mercati core compensato da una riduzione degli spread. Come nelle attese, nel mese di settembre le più importanti banche centrali sono intervenute per sostenere le economie con la leva monetaria. La Federal Reserve, la banca centrale americana, ha ridotto di un quarto di punto i tassi ufficiali. Inoltre, la Fed ha dato grande liquidità al sistema quando il mercato monetario americano è entrato in sofferenza per ragioni che rimangono ancora in gran parte poco chiare. Con un approccio molto pragmatico, la Fed è intervenuta per mitigare un evidente situazione di stress.

Le banche centrali scendono (di nuovo) in campo

Anche la Banca Centrale Europea ha annunciato un corposo pacchetto di misure. Tra queste la BCE ha annunciato di riprendere, a partire da novembre, il programma di acquisti di titoli di stato che era stato interrotto alla fine di dicembre 2018, un programma che per il momento ha un inizio, ma non prevede una fine. Questo significa che la banca centrale vede così impellenti le ragioni per ricominciare il programma che è inutile ragionare oggi sul suo termine. Il valore segnaletico per il mercato è notevole. La banca centrale è l’organismo deputato a controllare la quantità di moneta in circolazione. Per acquistare i titoli, la banca centrale può creare moneta e iniettare così nuova liquidità nel sistema economico. Per evitare che questa nuova liquidità rimanga presso la banca centrale stessa, il tasso sulle riserve parcheggiate presso la BCE è stato ulteriormente ridotto, negativo dello 0,5 per cento. Al di là dell’assenza di un termine, il pacchetto di misure è in linea con quanto ci si attendeva, e va nella direzione di zavorrare i tassi di interesse per un periodo di tempo molto lungo. La banca centrale ha anche consapevolezza che queste politiche la portano in un territorio inesplorato, e che periodi prolungati di tassi negativi potrebbero avere effetti collaterali indesiderati. Per questi motivi Draghi ha anche invitato i paesi che possono farlo, ad intervenire con una politica fiscale espansiva per sostenere un ciclo che fatica a riprendere vigore. In realtà, tra le grandi economie che possono fare da traino, è solo la Germania che avrebbe la possibilità di farlo, e sappiamo che è riluttante a rivedere in modo sensibile il proprio modello di crescita. E’ quindi verosimile che la politica fiscale darà un sostegno solo marginale alla crescita, e ancora una volta toccherà alle banche centrali insistere con uno strumento la cui efficacia è controversa.

Cosa implica tutto questo? Implica che nei mesi a venire i mercati continueranno a essere sostenuti da abbondante liquidità in un contesto ricco di incognite nel quale non è possibile giocare in difesa perché vorrebbe dire pagare tassi negativi. Su questo mare di liquidità sarà opportuno muoversi ragionando non tanto in termini di asset allocation, ma affidandosi in misura sempre maggiore alle strategie che hanno un obiettivo esplicito di rendimento o controllo del rischio, ed a quelle soluzioni di investimento che ci traghettano su un orizzonte temporale predefinito, cercando opportunità su un complesso eterogeneo di strumenti e strategie gestionali, e ai servizi studiati per farci entrare nei mercati con disciplina, senza farci condizionare dalle emozioni, il cosiddetto bias comportamentale. Tra queste, ricordiamoli, ci sono i piani individuali di risparmio, la cui popolarità ha risentito della confusione introdotta dal nuovo quadro normativo, ma per chi ha sottoscritto un PIR nel 2018, o prima, rimangono intatti sia il razionale dell’investimento che il vantaggio fiscale.

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