Mercati. Il test di ottobre | Kairos Partners SGR

Alessandro Fugnoli, Strategist di Kairos, offre un’interessante analisi delle ragioni che portano a guardare ai mercati finanziari senza eccessiva preoccupazione e con un primo sguardo sul 2020.

I problemi

Ottobre è il mese del pentimento, dell’espiazione per i mercati. Storicamente i crash più grossi sono stati in ottobre, e questo avviene perché si arriva di solito carichi come posizionamento. Nei primi dell’anno i portafogli si riempiono, e si diventa quindi particolarmente sensibili a qualsiasi possibile evento negativo. Quest’anno non mancano i punti difficili per il mercato. Brexit si avvicina e probabilmente ci sarà un ulteriore piccolo rinvio, ma comunque il momento è veramente vicino. La recessione del settore manifatturiero è diventata globale, ha investito anche gli Stati Uniti, sta cominciando a investire anche gli Stati Uniti. L’impeachment è una novità di questo mese, l’impeachment proposto dai democratici nei confronti del presidente Trump, e le trattative tra Stati Uniti e Cina, che stanno riprendendo e stanno entrando in una fase più delicata, perché sono entrati in discussione anche temi che prima non lo erano, come la questione dei diritti umani in Cina. Erano stati tenuti fuori in precedenza, volutamente, per non aggrovigliare la discussione. Ora l’America li sta tirando fuori, quindi questo fa pensare a un conflitto che sarà comunque di natura molto lunga e difficile. Però si è deciso da entrambe le parti di provare a circoscrivere la discussione ai temi strettamente economici. Quindi questi sono i problemi.

Ce la possiamo fare

Le ragioni per cui si può affrontare questo ottobre senza eccessiva preoccupazione sono numerose. Sono prima di tutto l’appoggio che le banche centrali stanno dando alle economie, sempre più marcato, sempre più evidente. In America, oltre ai continui tagli dei tassi, ne avremo probabilmente uno nelle prossime settimane e un altro in dicembre, abbiamo anche una ripresa del quantitative easing. Non è una ripresa ufficiale, non è definito come tale, ma alla fine gli effetti non sono molto dissimili dai quantitative easing ai quali siamo abituati, ci siamo abituati in questi anni. Il posizionamento del mercato è molto prudente. A differenza di altri anni passati c’è certamente una sedimentazione di posizioni storiche accumulate in questi dieci anni di rialzo, ma la parte speculativa di breve termine, che di solito si aggiunge nei primi mesi dell’anno alle posizioni, quest’anno non c’è, c’è anzi, ci sono molte coperture nei portafogli, e quindi non dovrebbe esserci un effetto sorpresa. Le notizie negative ovviamente verranno, se ci saranno, verranno scontate nei prezzi, ma non dovrebbero cogliere di sorpresa, e soprattutto non dovrebbero cogliere sovrappesati gli operatori istituzionali. Sulle trattative tra Stati Uniti e Cina, come si diceva, è possibile che si profili, non necessariamente nell’immediato, ma che si profili un accordo ristretto che non copre tutte le ambizioni iniziali dei dei mesi passati, ma che comunque potrebbe tranquillizzare il mercato. Quanto alla recessione, non siamo ancora in recessione, nel senso che il PIL è ancora positivo, e dovrebbe rimanere positivo. C’è sicuramente una serie di problemi nel manifatturiero, che però potrebbero essere attenuati, se non risolti, da un accordo, anche semplicemente dal profilarsi di un accordo tra Stati Uniti e Cina. Quindi non perderei la fiducia nel fatto che a fine anno ci sarà un recupero, come da tradizione, dopo l’ottobre di espiazione c’è di solito una fine anno più equilibrata, e quindi il 2019 si potrebbe chiudere con un ampio segno positivo.

Un primo sguardo sul 2020

Sarà sicuramente più impegnativo il 2020, su cui proviamo a gettare un primo sguardo. Sarà un anno non necessariamente negativo, questo ancora non si può dire, ma sarà un anno molto volatile. Ci sarà l’impeachment, o non ci sarà, in primavera; si entrerà nelle fasi decisive della discussione al Senato negli Stati Uniti. Si vedrà se davvero questo rallentamento economico in corso si trasformerà in recessione, anche se la recessione dovrebbe essere molto superficiale, e si vedrà soprattutto dove porta lo scontro politico negli Stati Uniti, dove si profilano sul campo democratico candidature estremamente radicali e aggressive, che hanno anche intenzioni punitive nei confronti di molti settori di business, e di maggiori imposte per le imprese. Questa radicalizzazione naturalmente offre lo spazio anche per i candidati centristi che volessero entrare nella competizione nei primi mesi dell’anno prossimo, quindi questa serie di eventi potrebbe portare i mercati a forti oscillazioni. Ripeto, non necessariamente negative, ma con una forte volatilità. Per il momento non è il caso di incidere sui portafogli con riduzioni di posizioni. E’ semplicemente il caso di cominciare a pensare a questa ipotesi di 2020, per poi più avanti essere pronti nel caso ad agire.

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