2018. L’anno che verrà: Roberto Citarella | HSBC Global AM Italy & MonitorRisparmio

Intervista a Roberto Citarella, managing director di HSBC Global Asset Management Italy. Che anno sarà il 2018? Cosa possiamo aspettarci?

2017 chiuso in crescita su tutti gli asset ed aree geografiche. Cosa attendersi dal 2018?

Un continuo di questa situazione positiva. Questo continuerà fino a che le banche centrali daranno un supporto. Le asset class rischiose, quindi, rimangono attraenti; in particolare l’azionario.

Dopo molto anni al rialzo, però, attenti alla compiacenza. Potrebbero esserci difficoltà o correzioni. Non farsi trasportare dalle emozioni. Se non c’è propensione al rischio, non è necessario per forza investire. Non si va sul mercato azionario, se non ci si crede, solo perché non ci sono alternative.

Il cash, sebbene costoso, può essere l’unica asset class decorrelata dalla altre. Una parte di liquidità, per entrare sui mercati qualora ci fosse una correzione, è importante.

Italia ancora abbondantemente sotto i massimi del 2007; pesa il settore bancario. Ci sono margini di crescita? Se sì, in quali settori?

DNA italiano molto legato al settore bancario ed assicurativo. Ovvia la sofferenza con la crisi. Adesso la situazione è molto diversa. Il problema degli NPL è in fase di lenta, ma costante, risoluzione. C’è ancora qualche situazione in bilico, ma anch’essa in fase di risoluzione.

Il mercato italiano può crescere ancora perché è stato penalizzato in passato; ecco perché quest’anno è stato uno dei migliori. Ed anche i PIR hanno giocato la loro (buona) parte in questo.

Si rimane positivi sul settore bancario, anche se non ci sono chiaramente più i margini e le revenues del passato. I titoli principali hanno fatto forti pulizie di bilancio e grandi ristrutturazioni. Oggi sono nuovamente attraenti. Qualcosa di attraenti c’è anche nel settore industriale ed in quello energetico.

Scenario macro. Elezioni a marzo in Italia. C’è un rischio-Paese?

Sempre difficile dirlo. Trump e Brexit insegnano che, molto spesso, le cose non vanno come si pensa che vadano. E che le crisi che si paventano, in realtà non si verifichino. Se è difficile fare previsioni, bene basarsi sui fondamentali che, fortunatamente, ci sono. Anche in Italia. Ovviamente ci potrà essere un po’ di volatilità: si esclude che ci sia una contaminazione forte dalla politica ai mercati, esattamente come nel recente passato. Ci si è abituati ad una politica difficile, che fa fatica, ma che cerca (e spesso riesce) a risolvere i problemi, almeno quelli immediati. E questo si riflette in maniera positiva, come anche recentemente, su PIL e crescita.

I rischi del 2018? Inflazione, petrolio…

La mancanza di inflazione è un rischio. Quindi, andare sui mercati che crescono di più, come in Asia (doppio degli altri). Paesi sani e valutazioni basse rispetto al mondo occidentale.  Tutti cercano di prezzare l’inflazione, ma se non si materializzano reali aumenti salariali, continuerà a non esserci.

Altro rischio è una politica sbagliata della FED, quindi un elevato e troppo veloce rialzo dei tassi. E c’è anche discrasia sulla curva dei tassi medesimi, soprattutto in USA. La curva piatta dei tassi quindi crea attenzione ed allarme sul mercato del reddito fisso USA.

In Europa la situazione è molto diversa, molto più tranquilla e molto più pilotata (ancora).

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