Punto sui mercati – Settembre 2021 | Arca Fondi SGR

Da tempo, gli operatori sono stati abituati a ragionare su tagli dei tassi e acquisto di titoli da parte delle Banche Centrali. In questo contesto è ragionevole che venga portato a termine il programma di acquisti e che successivamente ci sia un rialzo dei tassi ufficiali. L’approfondimento di Alberto Zorzi ne “il punto sui mercati” di settembre.

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Buongiorno a tutti e ben ritrovati al consueto appuntamento mensile “Il punto sui mercati”. Siamo qui con Alberto Zorzi VDG e Responsabile della Direzione Investimenti. Buongiorno Alberto.

Buongiorno a voi, ben ritrovati.

Partiamo da quelle che sono le dichiarazioni che nelle ultime settimane hanno destato particolare interesse, ossia quelle di alcuni membri della FED che hanno parlato di una possibilità di un rialzo dei tassi ufficiali di riferimento già a partire dalla fine del prossimo anno. Ecco, come dobbiamo leggere questi interventi, e dobbiamo effettivamente aspettarci un programma di rialzo dei tassi?

Per tanto tempo gli operatori sono stati abituati a ragionare su tagli dei tassi d’interesse e acquisto di titoli di stato da parte delle banche centrali in tutte le giurisdizioni. È probabile che la FED voglia abituare il mercato a soffermarsi sulla prospettiva di una politica monetaria che rimane fortemente espansiva, su un’economia che non è più in un momento di forte crisi, ma che al contrario ha ricominciato a correre.

In questo contesto è ragionevole che venga gradualmente portato a termine il programma di acquisti e che una volta portato a termine questo obiettivo si ragioni su un rialzo dei tassi ufficiali che, ricordiamolo, negli Stati Uniti sono pari a zero a fronte di un’inflazione ampiamente sopra l’obiettivo del 2%.

Quindi in un certo senso possiamo dire che la politica monetaria oggi è molto più accomodante che non un anno fa.

Hai parlato di prospettiva, Alberto; riusciamo a collocare temporalmente meglio questo sviluppo, questa tesi di sviluppo?

Sì. Il tapering, la riduzione, poi l’azzeramento del programma di acquisti, avverrà per la maggior parte durante il prossimo anno, nel 2022.

Verosimilmente sarà annunciato entro la fine di quest’anno, gli operatori se lo aspettano, non sarà un esercizio banale, in quanto la domanda di titoli di Stato da parte della Banca centrale verrà meno proprio nel momento in cui il governo americano aumenterà l’offerta di titoli per finanziare il proprio programma fiscale.

E al tempo stesso una parte consistente degli investitori non vede molto valore in rendimenti a dieci anni all’1,3% a fronte di un’inflazione ben sopra il due. E anche a fronte tassi di crescita del PIL in termini reali ben superiori al 4%; ad esempio, noi per la gran parte di quest’anno abbiamo avuto una posizione di sottopeso su questo comparto.

Quindi, chi assorbirà quest’offerta e a quale prezzo? Cioè a quale livello di rendimenti? Nessuno oggi è in grado di dare una risposta, quindi è il motivo per cui è lecito attendersi molta gradualità e pragmatismo.

Il rialzo dei tassi ufficiali non crediamo sia un tema per il prossimo anno, ma per quello dopo ancora, quindi per il 2023.

Ed è bene chiarire che stiamo parlando di un processo che avverrà verosimilmente al ritmo di un quarto di punto percentuale per volta, e solo per gli Stati Uniti.

Questo per quanto riguarda gli Stati Uniti. In Europa invece che cosa ci aspettiamo? Anche in generale nel resto del mondo e per quanto riguarda le altre asset class?

Anche in Europa alcuni banchieri centrali giudicano eccessivo lo stimolo monetario.

Ma l’Europa è più indietro nel ciclo e ha un sistema economico più farraginoso. Ci confronteremo con la fine del quantitative easing nel prossimo anno, ma sarà un processo che arriverà a termine dopo, non
prima del 2023.

Inoltre, dobbiamo ricordarci che ci sono due quantitative easing in corso, il PEPP che è stato attivato per far fronte alla pandemia, e l’APP, che è un programma meno consistente e che era stato attivato in precedenza.

È decisamente prematuro posizionarsi in funzione di un aumento dei tassi ufficiali, e anche la dinamica dell’inflazione è diversa in Europa rispetto agli Stati Uniti, è più moderata.

Quindi nel corso del prossimo anno si potrebbe venire a creare un po’ di divergenza tra la politica monetaria americana e quella di Eurozona, e questo potrebbe avere implicazioni per il mercato dei cambi e non solo.

Questo è un punto di attenzione per quanto riguarda il posizionamento dei portafogli, ma rimane invariata la prospettiva da questo punto di vista.

Quanto abbiamo suggerito in questi mesi rimane coerente con un quadro di ricerca di rendimento negli strumenti che beneficiano della ripresa del ciclo e, come abbiamo sottolineato il mese scorso, potrebbero verificarsi dei vuoti d’aria in questo percorso, ed è importante che i gestori si organizzino per mitigare la volatilità e cogliere le opportunità

Però è anche importante che gli investitori finali comprendano che gli investimenti privi di rischio implicano un costo.

A un certo punto potrebbe essere ragionevole sostenerlo, ma non oggi, che abbiamo davanti un 2022 durante il quale la crescita globale sarà prossima al 5% in termini reali.

Bene, l’ultima domanda, ti ringrazio Alberto.

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