Montagne di liquidità sui conti: come muoversi nell’epoca del “tasso zero”

Montagne di liquidità sui conti: come muoversi nell’epoca del “tasso zero”. Lo spiega Paolo Giovanardi di Q Consulenze Finanziarie nella Pillola di Dare & Avere del 13 novembre.

Con Paolo Giovanardi parliamo oggi della liquidità, e della tendenza in atto in questi mesi di mantenere sempre più risparmio sul conto corrente. Cosa possiamo dire a riguardo?

E’ una tendenza che storicamente si ripete ciclicamente; fa capire quanto da parte dei risparmiatori è percepita la situazione di rischio attuale, perché consiste nel non investire somme del proprio capitale e lasciarle sul conto corrente. Oggi la dimensione di questo fenomeno è particolarmente rilevante, tanto che una somma pari circa al PIL nazionale è sui conti correnti. Esiste poi una seconda forma, definita anch’essa liquidità, anche se non è proprio equivalente dei conti correnti, che consiste in tutti quegli investimenti, come sono ad esempio i fondi comuni o le polizze assicurative, le gestioni patrimoniali, che vanno a parcheggiare in obbligazionario, e sono paragonabili, almeno da parte del cliente, alla liquidità.

Quali sono i rendimenti che si possono conseguire con questo tipo di strumenti?

Con questo secondo insieme di investimenti, i rendimenti sono naturalmente vicini allo zero. Basta dire che poche settimane fa è uscito il primo BTP nella storia italiana a dare cedola 0%. Considerando che il prezzo di emissione era superiore a 100, era un investimento dove matematicamente si registrava a tre anni una perdita in conto capitale. Oggi il rendimento offerto, ad esempio, per stare sempre sui titoli di Stato italiani, che tra l’altro è uno degli Stati che paga di più a livello europeo, visto il maggiore indebitamento di casa nostra, il rendimento raggiunge lo zero all’incirca a 10 anni. Questo fa capire qual è la l’abbondanza di liquidità che c’è oggi sui mercati e l’assenza di rendimento.

Quali sono le problematiche oggi legati a questo tipo di risparmio, e come è opportuno muoversi in questa fase di estrema incertezza?

Direi che le problematicità sono essenzialmente due. Una che è la più evidente, è naturalmente la svalutazione, nel senso che quando ho un rendimento zero, ma a fronte di un’inflazione reale che continua ad avanzare, è stato calcolato che la perdita in termini di potere contrattuale, quindi in termini reali, è all’incirca di un 30% nell’arco di dieci anni e di un 50% nell’arco di 20 anni.

Poi c’è un rischio che è decisamente più consistente, anche se è meno evidente, ed è il seguente. Siamo oggi in una fase in cui le banche centrali stanno continuando a garantire liquidità. Cioè significa che stanno continuando a comprare qualsiasi tipo di obbligazioni e titoli di Stato. Quindi oggi non si percepisce un problema di rischio in questo tipo di parcheggio della liquidità. E’ chiaro che però è una situazione di emergenza, e che avrà una fine, quindi non è pensabile che le banche centrali continuino all’infinito a comprare titoli di Stato e obbligazioni, quindi a sostenere le singole aziende. Quindi andremo incontro a un periodo in cui ci potranno essere aziende o anche Stati che potranno avere problemi di insolvenza.

Chi dovesse avere investimenti in questo tipo di strumenti obbligazionari e monetari potrebbe trovarsi non solo con dei segni meno, ma anche con dei problemi di rischio importanti. Il consiglio è quindi quello di approfittare di questa fase di apparente o momentanea tranquillità, in cui la banca centrale continua a comprare tutto, per valutare cosa mantenere degli investimenti che si hanno e cosa invece è opportuno dismettere per togliersi dei rischi inutili.

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