Mercati finanziari e programmi di investimento secondo Ersel

Intervista a Giorgio Bensa, team gestioni patrimoniali Ersel, sull’andamento dei mercati finanziari e i programmi di investimento. L’inizio del 2019 è stato molto positivo sui mercati finanziari. sicuramente abbiamo avuto degli sviluppi costruttivi; possiamo pensare ai colloqui che sono in corso proprio durante questi giorni tra Cina e Stati Uniti per il commercio internazionale, ma soprattutto è stato il cambio di atteggiamento da parte delle banche centrali, confermato ancora ieri dalla federal reserve americana, che hanno adottato una politica monetaria più accomodante rispetto a quella del 2018, che ha contribuito a, diciamo così, migliorare l’opinione degli investitori. Non mancano sicuramente fattori ancora di rischio, in particolare direi la crescita economica, che rischia di avere un effetto negativo di trascinamento da quanto nello scorso semestre non era andato particolarmente bene, e anche la crescita degli utili delle aziende, che sono già stati rivisti al ribasso da parte degli analisti e dovranno confermare, nel corso di queste settimane, per lo meno una tenuta degli attuali livelli. In questo contesto i nostri portafogli hanno mantenuto un atteggiamento moderatamente prudente in termini di esposizione azionaria, soprattutto sui mercati sviluppati, mentre abbiamo un’esposizione piena addirittura superiore rispetto a quella che può essere un po la media strategica di lungo periodo sulla componente dei mercati azionari emergenti, in quanto riteniamo che proprio questi potrebbero essere i maggiori beneficiari della normalizzazione degli scambi commerciali e della politica monetaria più accomodante da parte delle banche centrali. Nella parte obbligazionaria dei portafogli, nel corso del mese di gennaio abbiamo effettuato una presa di profitto sui titoli di stato americani a tassi fissi che erano stati introdotti nel secondo semestre nel 2018. Abbiamo sostituito questi titoli con altre emissioni del governo americano, ma legate all’inflazione, in quanto in questa nicchia di mercato non c’è ancora stata la ripresa che abbiamo visto per gli altri segmenti dei mercati obbligazionari. Nella parte obbligazionaria dei portafogli abbiamo poi una esposizione consistente in funzione dei diversi profili di rischio. Sul debito dei paesi emergenti, anche qui le considerazioni che abbiamo fatto prima sono una situazione positiva, con una politica monetaria più accomodante da parte delle banche centrali dei paesi sviluppati. Per chiudere, sulla componente valutaria nel mese di gennaio abbiamo ridotto l’esposizione al dollaro americano in quanto una federal reserve che non aumenta più i tassi d’interesse, questa perlomeno è la prospettiva che abbiamo adesso, potrebbe togliere un po’ di supporto alla divisa statunitense. Di qui la scelta di aumentare la percentuale di esposizione alla nostra divisa domestica, cioè l’euro.

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