Risparmiatori italiani? Sono «maleducati», ecco perché | Marco Lo Conte, Il Sole 24 Ore

Perché il risparmiatore italiano è “maleducato”? Gli italiani amano il risparmio, lo considerano una virtù. Tuttavia non sono particolarmente abili nel gestire il proprio denaro. Marco Lo Conte, Social media Editor de Il Sole 24 Ore, spiega perché i risparmiatori italiani siano così atipici.

Due numeri: sui conti correnti degli italiani sono parcheggiati quasi 1.400 miliardi di euro, per le esigenze di breve termine. Mentre solo 150 miliardi sono destinati ai fondi pensione. Quasi un decimo! Si tratta di uno sbilanciamento che non ha senso. Figlio delle paure, della scarsa competenza nel declinare nel medio e nel lungo termine le risorse, di un’ansia che non si riesce a gestire. E, da non dimenticare, colpa di un’offerta finanziaria che fa leva sull’emotività, mentre e lo Stato non è riuscito a prendersi cura della salute finanziaria dei proprio cittadini.

“Il risparmiatore maleducato”. Un titolo provocatorio. Perché?

Perché fa riferimento all’educazione finanziaria, cioè alla capacità del risparmiatore di far fronte a scelte di natura finanziaria consapevolmente. Gli italiani certo non primeggiano in questa classifica, tra i paesi più sviluppati. Anzi, sono il fanalino di coda.

Quindi i risparmiatori italiani sono mal-educati, cioè non educati bene a compiere scelte consapevoli per quanto riguarda il proprio denaro.

L’educazione non è forma, atteggiamento, approccio nei confronti degli altri, ma è sostanza di ciò che siamo e di ciò che vogliamo fare del nostro denaro. Si tratta quindi importante la focalizzazione sui nostri difetti, che dobbiamo guardare in faccia. Di più: dobbiamo affrontarli per risolverli. I metodi ci sono; occorre metterci mano.

Esiste un responsabile (o più di uno) della “maleducazione finanziaria?

Molti fattori hanno provocato la maleducazione finanziaria. Intanto, una cultura umanistica ed artistica che dà meno spazio a quella matematica e scientifica. C’è poi un contesto generale che porta il nostro meraviglioso paese a concentrarsi sul proprio splendido passato.

Così facendo, però, si perdono di vista le scelte della quotidianità ed attualità della nostra vita. Tali scelte sono di natura economica e finanziaria. Il nostro essere attori economici comporta una serie di obblighi nei confronti di noi stessi, ma anche del nostro ecosistema economico.

Dobbiamo essere in grado di affrontare in maniera adeguata la scelta di un mutuo a tasso fisso o variabile o la scelta di un conto corrente. Il nostro rapporto con una banca o le scelte previdenziali. Abbiamo risparmiato abbastanza per la pensione? Bisogna fare mente locale sulle proprie esigenze e determinare le scelte conseguenti.

La digitalizzazione può aiutare a diffondere l’educazione finanziaria?

Il digital può essere un grandissimo aiuto al risparmiatore se al contempo vi è educazione digitale. Dobbiamo sviluppare la capacità di saper usare al meglio le tecnologie che abbiamo a disposizione, tante e straordinarie. Così come dobbiamo mettere in campo una corretta educazione alimentare e un’educazione sanitaria per prevenire le malattie. Il tema prevenzione è la parola chiave.

L’educazione finanziaria, di conseguenza, è la migliore prevenzione ai danni finanziari, che possono derivare da molteplici sorgenti. Non ci sono solo gli errori finanziari, quindi, ma anche i comportamenti nocivi e patologici dei risparmiatori e dei consulenti.

Se i risparmiatori fossero un po’ più “educati”, la quota di cattivi consulenti si ridurrebbe ancora.

La MIFID II può servire a tutelare i risparmiatori non esperti?

La nuova normativa pone della sfide molto interessanti e molto importanti. Ed alza il velo sui difetti del sistema finanziario italiano. Se è vero che è necessaria una regolamentazione un po’ più stringente per il comportamento degli intermediari finanziari, è anche vero che ci vuole una vigilanza vera, non solo cartolare e di forma.

La vigilanza e le regole, d’altra parte, da sole non bastano. Dal lato dei risparmiatori ci vuole una maggior accortezza nell’approccio alle banche ed a chi offre prodotti e servizi finanziari. I risparmiatori si devono sempre ricordare che questi sono soggetti economici che fanno il proprio interesse. E devono ricordarselo per fare il loro (come risparmiatori) di interesse.

Il livello di educazione finanziaria degli italiani deve urgentemente aumentare. E, parallelamente, deve migliorare anche il livello e la qualità delle norme e della vigilanza dello Stato che deve farle rispettare.

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