Commercio mondiale. I rischi di un’economia protezionista | Confindustria

L’intervista a Michael Froman realizzata in occasione dell’evento Esportare la Dolce Vita 2017. Il commercio mondiale è veramente a rischio nell’era di Trump presidente?

America First. Questa è la retorica aggressiva di Donald Trump in materia commerciale. Ha promesso tariffe del 20% ai confini col Messico, del 45% con la Cina. Sta anche considerando l’ipotesi della violazione della sicurezza nazionale degli Stati Uniti per la questione dell’acciaio. Ci sono quindi una gran quantità di iniziative in questo momento in atto, ma nulla di concreto.

Quante di queste minacce potranno tradursi in qualcosa di concreto? Michael Froman è stato il capo negoziatore per l’Amministrazione Obama. E’ l’uomo che ha cercato di far siglare il TTIP ed il TTP, i due principali trattati commerciali tra Atlantico e Pacifico. E’ forse il principale esperto in materia commerciale oggi. Conosce i Repubblicani ed il congresso; sa quali sono gli anfratti in cui potrebbero trovarsi delle contromisure per Trump; sa fino a che punto Trump potrà spingersi.

Calzature, oreficeria, abbigliamento, occhialeria, alimentari, arredamento. Ci sono varie stime di perdita per questi settori, e sono preoccupanti. Tutto questo se Trump restringerà le importazioni di prodotti in America, e non solo dall’Italia. E per l’Italia non sarebbe una buona cosa, visto che il primo partner extraeuropeo sono proprio gli USA. E che per noi, soprattutto nel campo del lusso, sono fondamentali a dir poco.

Che cosa si pensa del settore del “bello e ben fatto” italiano a livello di commercio?

L’America ama l’Italia. Si ama andarci da turisti, e si amano i prodotti italiani. Cibo, vino, moda, calzature, gioielleria. L’italia è sinonimo di stile, e questo si riflette anche nelle nostre relazioni commerciali. L’Italia vende molto in America, ed infatti ha un grosso surplus commerciale. 28 miliardi di dollari, e questo è un problema per questa Amministrazione.

Anche il settore del lusso potrebbe quindi soffrire, anche se è più di nicchia. Ci sono vie per proteggere questi beni?

Si spera di no. Si esportano soprattutto prodotti agricoli dagli States, ma si importa il 99% delle scarpe vendute. In America c’è una capacità produttiva molto limitata in questo settore.

Le relazioni commerciali sono diventate centrali per Trump. Dunque, cosa può essere fatto per avere uno scambio reciproco ed imparziale, oltre che libero? In alcuni settori la produzione americana è modesta, ma in altre aree (manifattura, acciaio) l’America vuole produrre di più, sia per il mercato interno che quello esterno. E la posizione è bipartisan, attenzione. La principale differenza è che l’Amministrazione Obama ha cercato di rafforzare il libero mercato e le aree di libero scambio. Questa amministrazione vuole America First. Vedremo col tempo come deciderà di muoversi.

Che cosa c’è dietro la retorica aggressiva dell’Amministrazioen Trump? Minaccia vera di protezionismo o minaccia per negoziare meglio?

Finora sono state solo parole, con due eccezioni significative, ritirare gli USA dal TPP e ridiscutere il NAFTA, cioè il trattao di libero scambio con Canada e Messico. Il Parlamento su questo tema avrà certamente influenza.

Il NAFTA potrebbe essere davvero a rischio? Per l’Italia è molto importante, viste le molte fabbriche italiane in Messico…

L’impegno per rinegoziare il NAFTA è molto serio. Andrebbe comunque aggiornato, visto che è entrato in vigore 20 anni fa. L’esigenza di adattare un accordo invecchiato c’era prima e c’è adesso. Un altra cosa è un’azione unilaterale verso un altro Paese; comunque, fino ad ora sono state solo minacce.

In ogni caso, Canada e Messico reagirebbero. Non possono certo far passare un accordo vantaggioso solo per gli Stati Uniti. Nessuno vuole trovarsi in una guerra commerciale, comunque. La chiave è discutere i dettagli, sul serio, al più presto.

Carni agli ormoni. Il WTO ha dato ragione all’America. Ci si aspettano reazioni; si è parlato di dazi. Che possibilità reali ci sono di questo?

L’UE ha perso la causa sulla carne agli ormoni con il WTo, ma non ha mai modificato le sue pratiche illegali. Poi l’Europa ha detto che lo avrebbe fatto nel TTIP, che è comunque saltato. Allora gli USA hanno pensato alle sanzioni, anche se nessuno vuole arrivare fino in fondo, e si spera davvero che l’Europa torni al tavolo delle trattative. Ci sono una lista di prodotti per cui sono pronti i dazi. Anche la Vespa, e potrebbe diventare tutto vero.

Il Dipartimento del Commercio è stato incaricato di studiare situazioni che potrebbero rappresentare un problema per la sicurezza nazionale americana. Si è partiti con l’acciaio. Si potrebbe passare ad altri settori? E con che probabilità?

Dopo aver studiato la situazione, bisogna giungere ad una conclusione. L’approvvigionamento dell’acciaio è fondamentale per l’industria USA, soprattutto quella militare. Si deve capire se l’acciaio importato da certi paesi rappresenti davvero una minaccia per la sicurezza nazionale americana. Difficile vedere una cosa di questo tipo per il settore del lusso. Questi prodotti, per quanto importanti, non sono visti come una minaccia.

Border Tax. Si parla di 1000 miliardi di dollari in 10 anni. Potrebbe colpire i prodotti del lusso. Cosa si può fare, tecnicamente.

L’opinione comune a Washington è che non ci sarà mai un piano di tariffe al confine. La situazione è comunque da monitorare. Il problema è particolarmente spinoso. C’è chi pensa che questa tassa farà immediatamente adeguare il mercato. il dollaro si apprezzerà fino al 30%. Non ci sarà alcun impatto sul commercio perché il dollaro forte sosterrà le importazioni. i 1000 miliardi di tasse andrebbero ad impattare, quindi, sulla riforma fiscale, ed in positivo. C’è chi pensa tutto il contrario, ovviamente.

Bisogna scegliere a quale delle due tesi credere. Tutto dunque ricade in un contesto ben più ampio. Come farà il Congresso a trovare i soldi per la riforma fiscale?

Queste tariffe andrebbero introdotte od evitate?

C’è parecchio scetticismo sulle teorie per le quali il mercato si adeguerà completamente. Questo è il pensiero comune degli imprenditori americani. In generale, chi esporta è favorevole; chi importa è contrario.

Settore alimentare. In America si può usare qualunque riferimento geografico (Asiago fatto in Wisconsin, per esempio). Questo è un problema molto sentito in italia. L’America resiste. E’ un fattore bipartisan?

C’è un forte consenso bipartisan in America. Il sistema americano protegge migliaia di marchi commerciali europei che vanno a produrre e distribuire negli USA. Viene protetta la loro libertà di vendere in America, e si previene il fatto che altre compagnie possano sfruttare questi marchi. Non è questione di denominazione geografica. Il sistema funziona molto bene per chi va a produrre negli USA. Al contrario, il sistema europeo di denominazione geografica non tutela per niente gli americani.. Questo è uno dei motivi per cui viene fatta resistenza. Nel TTIP si stava arrivando ad una soluzione comune, ma quando gli europei se ne sono andati, è stato tutto rimandato sine die.

Quale potrebbe essere la soluzione per risolvere questo problema di commercio?

La legge americana offre ai produttori europei ogni strumento per proteggere i loro prodotti in America. Se solo fosse stato possibile parlare con i produttori nelle trattative per il TTIP, si sarebbe certamente trovata la soluzione. Si spera di poter tornare ad avere questo tipo di discussione.

Cosa può fare Trump per proteggere il commercio USA senza violare il WTO? Si rende conto del rischio?

Bisogna separare le due questioni. La Costituzione permette al Presidente di imporre delle tariffe. E’ un potere esecutivo non usato in passato, ma c’è, e Trump potrebbe utilizzarlo quando vuole. Per quanto concerne gli obblighi internazionali degli States, se si fanno azioni unilaterali, si spinge gli altri paesi a reagire, ed a peggiorare la situazione. Questo è il rischio principale, perché nell’Amministrazione qualcuno vuole sfidare il WTO. Il pericolo c’è.

Brexit. I negoziati sono in corso. Trump preferisce gli accordi bilaterali di commercio con i singoli paesi. Con l’Europa non può farlo. Cosa succederà con Gran Bretagna ed Europa?

Questa amministrazione ha appoggiato Brexit. Finché Regno Unito ed Europa non avranno fatto chiarezza, non ci sarà nessun trattato bilaterale di libero scambio nel commercio, però. Il TTIP con l’Europa è di fatto un trattato bilaterale. C’è solo la Commissione Europea dall’altro lato del tavolo. Speriamo che questa amministrazione decida di impegnarsi in questa trattativa. Si possono perseguire sia trattative con la Gran Bretagna che con l’Europa allo stesso tempo, ovviamente

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