Consulenza fondamentale anche per gli investitori passivi | Morningstar Italia

Intervenuto alla MICITALY 2017, Matteo Ramenghi di UBS WM Italia ha spiegato come combinare al meglio gestione attiva e prodotti indicizzati nella consulenza; ne ha sottolineato la complementarietà, oltre ai pro e contro dell’approccio algoritmico.

Oggi una delle domande più importanti che gli investitori si fanno dopo aver definito l’asset allocation di portafoglio riguarda il tipo di strumento da utilizzare. In particolar modo, la scelta tra un fondo passivo ed un replicante. Come è gestita ed è gestibile questa fase?

Nelle gestioni patrimoniali sono utilizzati per il 75% gli ETF. Nonostante questo, non c’è una contrapposizione tra strumenti attivi e passivi. L’obiettivo è quello di trovare il miglior mix per l’investitore ed i cliente. L’ETF offre tanti vantaggi: trasparenza, preciso governo delle scelte tattiche, costi più bassi. Per contro, ci sono aree dove gli strumenti attivi possono essere più indicati. Per esempio, gli investimenti in asset class meno liquide (HY o bond emergenti), la ricerca di alfa, od il mondo degli hedge fund.

E’ innegabile che la gestione passiva stia guadagnando terreno. Eppure, all’interno del mondo dei replicanti c’è molta eterogeneità. Da una parte bisogna scegliere il gestore migliore, dall’altra scegliere l’indice più adatto. Quanto conta, quindi, la consulenza per gli investitori passivi?

La consulenza conta esattamente quanto lo stesso servizio per un investitore in strumenti attivi. Prima di tutto va definita l’asset allocation strategica, che è la decisione più importante in assoluto. Poi ci sono le scelte tattiche, e non dimentichiamo che anche per gli ETF è importantissima la fase di selezione e di due diligence. ETF fisici, ETF sintetici, se esiste un rischio di controparte, quali sono i collaterali. Dietro la sigla ETF c’è un universo molto ampio; occorre avere uno specialista per poterci navigare.

L’industria del risparmio gestito, sia attiva che passiva, fa sempre più ricorso ad algoritmi. E’ un bene od un male?

Gli algoritmi possono offrire due vantaggi molto importanti: scelte fredde e molto rapide. Per contro, quasi tutti sono avversi alla volatilità. Quindi, tendono ad avere posizioni più positive sull’azionario se la volatilità è bassa, o viceversa. Questo è più che lecito; ma ormai gli algoritmi sono diventati una porzione così importante del mercato che questa loro modalità di azione può influenzare i mercati stessi. Per esempio, possono portare a fasi prolungate di bassa volatilità perché tendono a comprimerla, od a fasi violente di alta volatilità come nel gennaio-febbraio dell’anno scorso.

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