Intelligenza artificiale e finanza. La singolarità è vicina? | Anima SGR

Approfondimento a cura di Mario Noera, Docente di Economia degli intermediari finanziari alla SDA Bocconi. Si parla di intelligenza artificiale e di finanza, un interesse che si va creando sempre di più da quando sono comparsi i robo advisor. E come può questo collegarsi alla singolarità, ossia quel punto, congetturato nello sviluppo di una civiltà, in cui il progresso tecnologico accelera oltre la capacità di comprendere e prevedere degli esseri umani? 20 anni fa Gordon Moore, fondatore di Intel, aveva formulato la famosa legge che da allora prese il suo nome. Essa prediceva che la capacità di calcolo dei computer sarebbe raddoppiata ogni due anni. In un fortunato libro di qualche anno dopo, “La singolarità è vicina”, il futurologo Ray Kurzweil diceva che, poiché la potenza dei computer evolve a velocità esponenziale, l’intelligenza artificiale in pochi anni avrebbe potuto eguagliare quella umana. In gergo tecnologico, questo momento si chiama singolarità. Quello che dobbiamo capire è che singolarità è un punto di non ritorno. Dopo averci raggiunto, l’intelligenza artificiale sarebbe in grado di alimentarsi in maniera autonoma; i computer costruirebbero altri computer, sempre più potenti, da soli. Nel fare questo, renderebbero le conoscenze umane via via obsolete ed ininfluenti. La legge di Moore si è finora rivelata corretta. Oggi gli smartphone hanno una potenza di calcolo 175.000 volte superiore a quelli installati sulla sonda Voyager, negli anni ’70.

La finanza e l’intelligenza artificiale

Difficile, in questo contesto, che il mondo della finanza possa rimanere immune di fronte a tecnologie sempre più pervasive. Le tecnologie portano alla finanza minori costi, incrementi di produttività, migliore qualità dei servizi. La velocità con cui si possono ottenere ed immagazzinare informazioni spinge il mondo finanziario verso il paradigma della propria assoluta efficienza. Questa efficienza assoluta, però, è finora rimasta un mero paradigma teorico. Con disappunto di molti economisti, il mondo reale non è perfetto; ci sono molte asimmetrie informative e molte distorsioni cognitive ed emotive. Tutte queste condizionano i comportamenti degli operatori. Sorge quindi spontanea una domanda. Lo sviluppo della tecnologia, in particolare l’intelligenza artificiale, potrebbe riconciliare il mondo reale con l’ideale di efficienza della teoria finanziaria? La risposta potrebbe essere trovata in un interessante rapporto pubblicato di recente dal Financial Stability Board. Questo ente, affiliato al FMI, si è infatti occupato estensivamente degli effetti del “machine learning” sui sistemi finanziari.

Il machine learning

Il machine learning, cioè l’autoistruzione delle macchine, non è semplice automazione. E’ la capacità della macchina di imparare dalle osservazioni, e di formulare in autonomia soluzioni coerenti con i dati osservati. L’intelligenza artificiale è ancora di più. E’ l’acquisizione da parte della macchina di capacità cognitive finora tipicamente umane; il tutto esaltato da una potenza ed una velocità di calcolo infinitamente superiore. A prima vista, la disponibilità di enormi quantità di dati (big data), ed il parallelo sviluppo delle capacità di utilizzarli, potrebbero davvero riconciliare teoria finanziaria e realtà. Tuttavia c’è un rovescio della medaglia. L’anno scorso AlphaGo, un algoritmo sperimentale di intelligenza artificiale creato da Google, ha battuto il campione mondiale di Go, una specie di scacchi cinese. Lo ha fatto utilizzando strategie del tutto inedite, cioè strategie che nessuno gli aveva insegnato o mostrato prima. Ancor più recentemente, robot di Facebook addestrati per dialogare con gli utenti non si sono adeguati ai protocolli di comunicazione umana, ma hanno sviluppato un proprio linguaggio. Lo hanno usato per comunicare tra loro, con una sintassi e protocolli del tutto incomprensibili all’uomo. Sono indizi inquietanti. E suggeriscono che la singolarità potrebbe non condurre ad un mondo perfetto, anzi. Se la singolarità si avvicina, non è affatto detto che il mondo della finanza sia ineluttabilmente destinato a migliorare.

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