Mercati finanziari: il peso della politica, tra GB e Francia | Webinar di Aletti Gestielle

Mercati finanziari: che peso hanno avuto le sorprese elettorali? Ne discutono Marcello Fatticcioni – Responsabile Comparto Fondi Absolute Return e Life Cycle e Yuri Basile – Responsabile Comparto Obbligazionario. Modera, come di consueto, Pinuccia Parini.

Per Aletti Gestielle, sono centrali la valutazione del contesto generale e l’andamento degli utili delle singole imprese. Non si possono però ignorare gli appuntamenti elettorali importanti dell’ultimo mese: le elezioni politiche in Gran Bretagna e le legislative in Francia.

La variabile politica è importante per le implicazioni che può avere nei confronti dei mercati. Soprattutto l’impatto finale sull’appetito al rischio da parte degli investitori. Quindi le reazioni che gli eventi politici possono creare sull’andamento dei mercati finanziari, in particolare sui tassi d’interesse.

Elezioni in Regno Unito: quali risvolti sui mercati finanziari?

Le elezioni in Regno Unito hanno un risvolto cruciale sull’Europa dei 27 e sulla Brexit.

Innanzi tutto, un po’ di background. Il primo ministro inglese, Theresa May, ha chiesto elezioni anticipate per avere un mandato che permettesse una gestione più solida delle trattative su Brexit. Il risultato però è stato deludente. C’è stata una partecipazione elettorale relativamente elevata, ma i 20 punti di scarto del partito conservatore nei confronti del laburista si sono erosi. I conservatori hanno sì vinto, ma senza l’aiuto del partito unionista dell’Irlanda del Nord non riuscirebbero ad avere una maggioranza di seggi in Parlamento.

L’avere un esecutivo che non ha una maggioranza netta in parlamento, con leader uscito “sconfitto” dalle elezioni e un manifesto politico che non può avvalersi dei voti dell’opposizione fa sì che il Regno Unito si presenterà indebolito agli incontri col gruppo europeo. C’è quindi il rischio che i negoziati si protraggano. Ma con un governo come quello attuale possiamo escludere la possibilità di un secondo referendum.

Come hanno performato le principali asset class? Marcello Fatticcioni spiega che il mercato obbligazionario inglese ha chiuso all’1% preelezione e ora gira a 0,98, quindi è praticamente invariato. Come il mercato equity.

Solo la valuta, cioè la sterlina, ha subito una variazione. Ha segnato infatti una perdita contro l’euro pari a circa il 2% e contro il dollaro intorno al 2,5%.Quindi in definitiva non c’ è stato molto movimento post-elezioni.

Gli effetti di Brexit

Ma considerando una prospettiva un po’ più ampia, dal post-referendum sulla Brexit e quindi da un anno a oggi, vediamo che la sterlina ha perso contro l’euro e contro il dollaro il 15%. Un dato di cui ha beneficiato il mercato azionario: il FTSE MIB100 dai minimi del giorno della Brexit a oggi è salito del 25%. Questo perché parte delle società presenti nell’indice hanno beneficio di una valuta debole. Però oggi se valutiamo il mercato UK e utilizziamo il rapporto prezzo-utili negli ultimi 10 anni circa è passato da 8 volte minimo di price earning a 16 volte. Oggi giriamo a 14,7 quindi siamo nella parte alta. Al momento non vedo grande attrattività. E siamo in un contesto politico che genera incertezza.

La spaccatura interna alla Bank of England

L’ultima riunione della Banca Centrale inglese ha lasciato i tassi invariati, però è emersa una spaccatura. La decisione è stata presa da una maggioranza di 5 votanti a favore contro 3 dissenzienti. Non capita spesso che ci sia uno scarto così piccolo. I dissenzienti preferivano un rialzo ai tassi di 25 business point. L’obiettivo per la minoranza era riportarli al livello dell’agosto scorso, quando ancora si pensava che l’economia inglese post-Brexit sarebbe andata verso la recessione. Poi in realtà le misure, come il deprezzamento della sterlina al 20%, hanno dato slancio all’economia che quindi in questo momento cresce al 2% con un’inflazione verso il 3%.

Si possono capire i timori dei dissenzienti, che proprio perché il deprezzamento della sterlina ha portato all’inflazione, vogliono dei tassi più alti. Ma la maggioranza ha puntato il dito contro l’incertezza, che regna sovrana in UK, proprio perché non si sa cosa aspettarsi, se una soft o hard Brexit.

Quello della Gran Bretagna, sottolinea Gestielle, è comunque uno specific risk. Sta diventando un caso isolato, non crea problemi sistemici sugli altri mercati.

Legislative in Francia

Il risultato delle elezioni legislative in Francia non ha così tanto sorpreso. Ma si è evidenziata una importante differenza rispetto alle votazioni inglesi.

In Regno Unito c’è stata una forte partecipazione dei votanti e il risultato è stato un bipolarismo netto.

In Francia invece al secondo turno delle legislative ha partecipato il 43% dei votanti. Un tasso decisamente basso. Inoltre i vecchi partiti sono stati schiacciati dall’emergere del nuovo presidente. Il successo è stato tale che la sua formazione ha guadagnato il controllo dell’assemblea nazionale. Adesso governo e presidente chiedono che il parlamento approvi, attraverso l’analogo del nostro decreto legislativo, una serie di riforme.

Il partito di Emanuel Macron, a oggi, ha circa il 60% di consensi. Se questa forma del decreto viene approvata, avrebbe la possibilità di fare quello che vuole. Ha un programma di riforme importanti, storiche per la francia. La riforma del mercato del lavoro è certo un banco di prova. E poi misure di efficientemente dell’apparato burocratico statale, soprattutto dell’impiego pubblico, che dovrebbe sostenere un processo di crescita già iniziato nel paese. Quindi abbassamento delle aliquote, che ora passano a 25, e poi un piano di investimenti ma con un altro di contenimento della spesa. È una finanziaria molto bilanciata con l’obiettivo di far tornare il deficit al di sotto del 3%.

L’impatto sui mercati finanziari

Aletti Gestielle di solito non imposta il portafoglio su eventi politici. Nel caso delle presidenziali c’è stata una situazione particolare. Le attese erano per una vittoria non della Le Pen. Nonostante questo il mercato ha iniziato a scommettere contro la Francia e contro l’Europa fin dal giorno dopo delle elezioni di Trump, in cui lo spread tra i titoli di stato francesi e tedeschi da un minimo di 30 è esploso fino a 85 business point. Questo in una situazione in cui le attese erano per una vittoria della parte più favorevole al mercato e in cui dopo le elezioni di Tump tutti i rischi asset vivevano un momento particolarmente positivo e il mercato equity saliva. Eppure i titoli di stato francesi allargavano.

Lo spread OAT – Bund ha raggiunto un valore relativo di 35 business point. In valore assoluto l’oat è invariato. Quindi l’ultimo evento non ha avuto grandi effetti.

La fiducia verso l’Europa aumenta

Secondo un recente sondaggio americano, la fiducia degli europei nei confronti dell’Europa cresce. Sprattutto dopo Brexit. Questo coincide anche con un miglioramento del contesto economico generale.

C’erano attese troppo caute ma parliamo di un’economia che da 3 trimesti cresce tra l’1,8 e l’1,9% a livello aggregato. Non solo: se prendiamo il tasso di crescita trimestre su trimestre e lo analizziamo, vediamo che c’è un’accelerazione dall’1,15 all’1,75%.

Se guardiamo i dati sulla fiducia, l’economic sentimenti elaborato dalla Commissione Europea sicuramente anticipa un proseguio di questa crescita. Una situazione in cui l’inflazione non è un problema. Il dato di maggio dell’1,4% segue quello di aprile dell’1,9% che poteva anche preoccupare. Ma non preoccupa, specie se pensiamo all’anno scorso, in cui flirtavamo con la deflazione.

La BCE ha fissato un crollo dei tassi che in questo momento ha un tasso negativo di -0,45% che è la remunerazione dei depositi presso la Banca centrale. Poi c’è un tasso di +0,25 % che è quello che presta nel caso di emergenza delle banche.

L’anno scorso è avvenuta l’ultima modifica del tasso basso, che è stato portato da -0,30 a -0,40. Per quanto riguarda il quantitative easing l’ultimo cambiamento è avvenuto a marzo 2017: la scadenza, che doveva essere a marzo, è stata posticipata a fine 2017. E la quantità di acquisti mensili da parte della Banca centrale è stata portata da 80 billion a 60 billion.

Lo stratagemma di Draghi

Draghi sta applicando uno stratagemma. C’è una data di fine certa al quantitative easing, ma la percezione è che sia senza fine. Ogni volta si posticipa la scadenza diminuendo la quantità.

Secondo Aletti Gestielle, la normalizzazione della politica monetaria è già in atto e continuerà. Il tapering sta avvenendo, anche se in maniera non esplicita. E prima di andare a ritoccare i tassi le decisioni da parte della banca centrale saranno di proseguire su questa strada.

Sono preoccupati dell’impatto di questa attività sui mercati? No. La parola tapering viene associata a un periodo di grande pericolosità anche sistemica per quanto riguarda i btp. In realtà il tapering sta già avvenendo e nella modalità in cui sta avvenendo è tale per cui il QI finirà solo quando non nuocerà ai mercati finanziari.

Conclusione

Aletti Gestielle continua a essere costruttiva sul lato azionario. C’è stata la presa di profitto, anche perché ha colto con livelli elevati la fase di rialzo. Gli analisti faranno le debite valutazioni su come e quando rientrare.

Per il settore equity, rimanendo costruttivi, preferiscono l’area sviluppata a quella emergente. Soprattutto per le evoluzioni e le aspettative future sull’Europa.

Per quanto riguarda il mercato obbligazionario abbiamo invece un sottopeso sulla parte sviluppata sia in America che in Europa.

Quanto alle divise, restano convinti che ci saranno delle possibilità di una buona performance dell’euro, specie rispetto al dollaro americano.

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