Investimenti. Come distinguere i costi nascosti | Q Consulenze Finanziarie

Antonello Cattani di Q Consulenze Finanziarie spiega a cosa prestare attenzione quando si sottoscrive un prodotto finanziario per fare investimenti.

Nelle nostre precedenti puntate abbiamo parlato del peso dei costi sugli investimenti. Con Antonello Catania in questa occasione proviamo ad analizzare i costi iniziali che spesso riducono già in partenza il nostro investimento. E’ così Antonello?

Certo. Vediamo in questo prima diapositiva proprio come il peso dei costi spesso fa partire già l’investimento ad handicap o un segno meno. Tra l’altro, in questi anni di tassi bassi, partire con dei segni meno vuol dire metterci anche molto tempo già solo per tornare in pari. Vediamo come a volte questa commissione iniziale ha degli eccessi, come vediamo in questo articolo, addirittura del 10 per cento iniziale. Però questo è un caso limite. Diciamo che a volte ci avviciniamo anche a queste cifre. Vediamo nella seconda diapositiva come è aumentato anche il numero di prodotti. Dieci anni fa, nel 2008, circa la metà dei prodotti in collocamento sul mercato avevano commissioni di ingresso. Nel 2018 siamo passati all’84 per cento, quindi la quasi totalità, e l’Italia tra l’altro un triste primato perché ha la maggiore incidenza dei costi sui rendimenti rispetto agli altri paesi d’Europa, e anche alla media europea. Questo in tutti i vari comparti, azionario, obbligazionario e monetario. Quindi diciamo che siamo un problema nel problema.

Per chi non è esperto particolarmente aduso a leggere i documenti bancari, come è possibile riconoscere questi costi. Come evitarli o quantomeno ridurli?

Intanto bisogna sapere che ci sono, che se non so che ci sono, faccio fatica anche a trattarli, tra virgolette, con la banca. Vediamo un esempio pratico, come facciamo di solito. Queste è, per esempio, la scheda di una pagina, non una delle prime pagine, diciamo, di un prospetto informativo di un’obbligazione in collocamento, dove la banca mi dice che io pago cento l’obbligazione, ma in realtà ho la specifica dei costi che devo dedurre da questo cento, e alla fine arriva ad avere un prevedibile il valore di smobilizzo pari a 93,4, quindi significa che io pago cento qualcosa che in realtà vale 93, quindi ho un differenziale di un 6 e rotti per cento che lascio alla banca senza accorgermene perché alla scadenza ricevo cento, e quindi alla fine potrei anche non accorgermi mai di aver pagato qualcosa di più. Se vediamo nell’altra diapositiva vediamo come questa stessa obbligazione in collocamento nel grafico non è mai stata in effetti sopra 100, cioè partita dal 93-94, comunque sotto cento. Significa che se io ero a conoscenza di questo dato, anziché prenotarla in sottoscrizione, come si dice, avrei potuto acquistarla sul mercato a un prezzo scontato, quindi guadagnare io anziché la banca.

Quindi quando ci propongono un investimento in collocamento, concretamente cosa dobbiamo aspettarci?

Tre parole: collocamento, sottoscrizione, emissione. Sono tre parole, ripeto collocamento, sottoscrizione, emissione sono tre parole che il risparmiatore dovrebbe segnarsi, e quando le sente dalla sua banca “abbiamo un prodotto in collocamento, in sottoscrizione” drizzare le orecchie quantomeno, perché questi costi, che vengono percepiti in modo diciamo implicito, non voglio dire subdolo, però quasi, vengono percepiti nella fase di collocamento, che di solito è una finestra che dura un mese, un mese e mezzo, in cui la banca ci fa pressioni per sottoscriverlo in quel periodo lì, perché se io risparmiatore lo sottoscrivo in questa finestra, pago cento qualcosa che dovrei pagare meno. Se attendo, e vediamo nell’ultima diapositiva, nell’ultima nota, dove c’è scritto che di solito entro un mese, un mese e mezzo, il titolo viene quotato sul mercato, allora io molto probabilmente lo posso acquistare a sconto, e quindi la banca perde questa commissione, di conseguenza la guadagna il risparmiatore. Quindi l’informazione ci può far risparmiare anche parecchi costi.

Quindi chiaramente dipende dai prodotti e dagli investimenti che ci propongono. Ma se, si diceva, si può arrivare anche al 10 per cento, qual è una percentuale ritenuta accettabile di costi?

Vero. Non c’è scritto da nessuna parte che si debba partire ad handicap. Diciamo che abbiamo visto che non è un caso che dal 2008, dalla crisi finanziaria, gli ultimi dieci anni le banche hanno incrementato il numero di prodotti a commissione iniziale, perché per la banca chiaramente è un vantaggio percepirla subito e, di conseguenza, abbiamo detto già più volte che le banche dovendo come tutti fare utili, chiaramente premono perché questi vengano percepiti inizialmente. Però non ci sta scritto da nessuna parte che noi dobbiamo pagarli, è ovvio che sempre una trattativa. Quindi, se si hanno le informazioni, è un costo che è trattabile, c’è anche scritto nel prospetto. Questa è la commissione massima che il risparmiatore può pagare, ma che potrebbe essere meno. Quindi, se lo so, intanto posso con contrattarla con la banca, arrivando, se non proprio a zero, ad avere magari uno zero virgola, che può essere zero tranquillamente.

Quindi il consiglio è di non accettare così per partito preso ciò che ci propongono, ma di fare una trattativa.

Assolutamente sì. come facciamo con un qualunque altro ambito, mentre nell’ambito finanziario a volte sembra che sia tutto così già scritto e non abbiamo spazio di trattativa. In realtà non dimentichiamoci che per il risparmiatore i soldi sono suoi, e quindi può decidere dove destinarli, mettendo in concorrenza le banche

Quindi nessun timore reverenziale davanti a chi ci propone un investimento?

Assolutamente no. Perché?

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