Intelligenza artificiale. Imparare a convivervi | Financial Times

Molte persone sono spaventate dall’aumento dell’intelligenza artificiale e dell’automazione. Ma l’esperto di innovazione Charles Leadbeater vede le cose diversamente.

Innanzitutto, un dato: circa il 50% delle attività umane è automatizzabile. Partendo da qui… cosa faranno i nostri figli quando una macchina sarà in grado di individuare un cancro prima e meglio di un qualsiasi dottore? E quando una macchina sarà un investitore migliore di molti consulenti ed operatori? E quando gli autobus non avranno bisogno di guidatori? Molti sono spaventati da tutto ciò. In realtà, ci sono tre grandi opportunità.

La prima è che ci sono un sacco di lavori noiosi che i robot potrebbero fare al posto nostro. Gli esseri umani sono troppo intelligenti per, ad esempio, perdere tempo a scannerizzare codici a barre nei magazzini. La seconda è che invece di vedere i robot come dei competitori, sarebbe meglio vederli come dei cooperatori. Potremmo combinare la loro abilità a fare calcoli a velocità spaventosa con la nostra capacità di empatia; un numero incalcolabile di opportunità potrebbero emergere. La terza è che ci dovremmo focalizzare su cosa i robot NON sanno fare. Ciò significa di tirare fuori il meglio dalla nostra umanità, del collaborare tra di noi per trovare soluzioni ai problemi.

Il pericolo, con l’IA, non è che noi saremo rimpiazzati dai robot, ma che noi si diventi più simili a loro. Il pericolo che l’IA presenta non è che i robot ci spiazzeranno, ma diventeremo più simili a robot di secondo livello, perché è quello che stanno creando le nostre linee di produzione educative. Crede che abbiamo bisogno di un sistema educativo che produca esseri umani di prim’ordine, in grado di massimizzare il potenziale dell’IA.

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