Blockchain. Cosa accadrà dopo il crollo del bitcoin? | World Economic Forum

Il prezzo del bitcoin si è recentemente riorganizzato, ma all’inizio di febbraio 2018 molti avevano predetto il suo crollo. Se questi “profeti di sventura” si dimostrano corretti, quale sarà, se non altro, la sua eredità? Cosa succederà della blockchain? Sembra che si sia tornati ai primi giorni di Internet, a quando ci siamo chiesti “come abbiamo vissuto senza di esso?”…

Molta gente, saggiamente, non ha invece interesse per il prezzo del bitcoin, e dichiara che è la cosa meno interessante che lo riguarda; qualcuno, come accennato, dice che sembra che si sia tornati alla fine degli anni ’90; altri ancora apprezzano che non ci sia nemmeno bisogno di una banca per scambiare i bitcoin, e che offre molto altri vantaggi.

Molti commentatori, anche autorevoli, hanno sottolineato come la questione dei bitcoin sia stata alimentata da un credo quasi religioso, Qualcuno, infine, si è spinto sino a dire che sia la cosa più incredibile che sia massi successa all’umanità… Ma dove sta la verità, se esiste?

Il fascino perverso e morboso del bitcoin

Il mondo è stato assolutamente affascinato dal dramma della meteorica ascesa del bitcoin, e dal suo susseguente collasso.

A dicembre 2017, il prezzo di un singolo bitcoin ha raggiunto quasi 20.000 dollari. Agli inizi di febbraio quel prezzo era sceso sotto i 6.000 dollari.

Nouriel Roubini, noto economista “profeta di sventura” ha persino twittato che “…la madre di tutte le bolle, e la più grande bolla della storia umana, sta venendo giù a capofitto.” Qualche giorno dopo Roubini ha twittato ancora, ed ancora più negativamente, prevedendo che il prezzo del bitcoin continuerà a scendere fino a raggiungere lo zero.

La stessa settimana, la criptovaluta ha ricevuto un altro serio colpo. Il General manager della BIS (Bank for International Settlements) ha infatti descritto la mania del bitcoin come “una combinazione di una bolla, uno schema Ponzi ed un disastro ambientale”.

Anche prima che perdesse due terzi del proprio valore massimo, il vincitore del premio Nobel per l’Economia Robert Shiller forse non ha suonato la campana a morto per la criptovaluta, ma si è dimostrato molto scettico su di essa. Ha infatti dichiarato che “il bitcoin è un esperimento interessante, ma non è una caratteristica permanente della nostra vita”.

La blockchain, il vero tesoro

Shiller ha invece sostenuto come si debba fare molta ed opportuna attenzione alla tecnologia che permette i bitcoin, ovverosia la blockchain. E come essa avrà molte altre applicazioni.

Se i profeti di sventura hanno ragione, e la principale criptovaluta è sull’orlo del precipizio, quale sarà la sua eredità, se ci sarà? Cosa accadrà della blockchain?

Ma, prima di tutto, cos’è la blockchain? E’ un database decentralizzato. Immutabile, le cui informazioni sono permanenti. Sarà un sistema per creare un database di tutti noi; è un modo per creare un database dove registrare di tutto, e dove nessuno sarà Dio, come sono chi comanda in un sistema centralizzato. Potranno essere costruite reti cooperative ed applicazioni anch’esse cooperative. Una criptovaluta è solo una delle tante cose che si possono fare con la blockchain.

“Non c’è nessuno controllo centrale per un qualcosa come il bitcoin, è davvero decentralizzato”. Questo è il mantra.

Nella Silicon Valley si è diventati davvero bravi a costruire database e sistemi correlati. Basta pensare a Uber e PayPal, per esempio. Ma non si è bravi a fare sistemi decentralizzati, quindi la blockchain ed il web decentralizzato saranno dove si andrà nel futuro.

Banche e blockchain

Anche le banche, infatti, stanno incominciando a comprendere il potenziale di questa tecnologia. Stanno cominciando a capire che con essa possono automatizzare un sacco di processi, risparmiando denaro, e facendolo risparmiare anche ai clienti. Non ci sarà più bisogno di un back offfice, di dipendenti per esso, e di regolatori che guardino cosa stanno facendo.

Non solo ma, vista la tecnologia stessa, sarà anche un sistema che preverrà le frodi, poiché non è truccabile. Per esempio, un sistema basato sulla blockchain impedirà facilmente di vendere due volte la stessa cosa, o di usare due volte lo stesso dollaro. Nel fare questo, permetterà ai sistemi automatici di essere molto meno costosi per le banche.

In definitiva, molto di quello che fanno oggi potrà essere fatto meglio, più velocemente e con molta più sicurezza. La blockchain permetterà una trasformazione completa del concetto di “trasferimento di valore”.

Mentre poche banche probabilmente sosterranno lo scambio di valute digitali, molte stanno sperimentando le possibilità della blockchain. Ed è bene sottolineare come questa tecnologia sia stata ideata, in primo luogo, per sostenere una maniera alternativa di immagazzinare il valore di qualcosa. E questa cosa, principalmente, ha rimosso dal sistema la necessità di un intermediario come le banche.

La fiducia da restituire

Le persone, oggi, si stanno aprendo, e velocemente, a sistemi finanziari differenti da quelli bancocentrici. Perché il punto nodale è che è tutta una questione di fiducia nei sistemi digitali. Qualunque cosa oggi possa essere fatta, in banca, con un sistema centralizzato, può essere fatta, e meglio, con questa tecnologia. La chiave è, appunto, la fiducia. Perché si è in un momento in cui si sta perdendo la fiducia… nelle istituzioni, nei governi, in professioni come quelle finanziarie ed avvocatizie. C’è bisogno che la tecnologia, che ci pervade, aiuti a riconquistare questa fiducia. Bisogna tornare alla fiducia che c’era quando si era certi di fare un buon affare con chi ci stava di fronte.

Conclusioni

A cosa ci porta tutto questo? Si è davvero tornati ai primi giorni di Internet, a quando ci siamo chiesti “come abbiamo vissuto senza di esso”? Oppure l’entusiasmo intorno alla blockchain sarà un’altra bolla ancora?

Ovviamente le opinioni sono discordi, come sempre, e ci sono gli entusiasti e gli scettici. La verità, probabilmente, sarà nel mezzo, anch’essa come sempre. E, probabilmente, sarà molto legata al concetto di accountability che, da dizionario, è “La responsabilità incondizionata, formale o non, in capo a un soggetto o a un gruppo di soggetti, del risultato conseguito da un’organizzazione (privata o pubblica), sulla base delle proprie capacità, abilità ed etica”.

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