Asset allocation. Il puzzle dell’adeguata diversificazione | AnimaSgr

Investire significa saper allocare i risparmi. Fare ciò significa creare una asset allocation che sia opportunamente diversificata. Come farlo? Come risolvere il puzzle? Rubrica a cura di Mario Noera, Docente di Economia degli intermediari finanziari.

Punti nodali

  • Diversificare è uno dei pilastri dell’investire;
  • La diversificazione è l’antidoto fondamentale per difendersi dal rischio per tutti gli asset manager;
  • Non tenere tutte le uova nello stesso cesto è un concetto di buon senso facilmente comprensibile, possono capirlo tutti facilmente;
  • Nonostante sia così celebrata, la diversificazione è estremamente difficile da praticare;
  • Consob, ad esempio, rivela in una sua indagine che 2/3 degli investitori intervistati non conosce neanche il concetto di diversificazione;
  • Al 90% del medesimo campione, inoltre, è ignota anche la nozione di rischio finanziario;
  • Se non si conoscono i rischi (malattia), è molto difficile accettare la diagnosi (diversificazione come antidoto);
  • La scarsa consapevolezza dei rischi, dice anche Consob, è spesso associata ad una forte ansia finanziaria, che porta a diffidenza e paura;
  • La normativa MIFID, non a caso, impone ai consulenti di accertarsi che gli investimenti proposti sia anche adeguatamente diversificati;
  • Cosa si intenda per diversificazione in finanza, però, è tutt’altro che pacifico;
  • Facile imbattersi in qualche difficoltà, provando a fare una diversificazione ottimale;
  • La stragrande maggioranza della diversificazione, oggi, viene fatta secondo il principio di Markowitz della “bassa correlazione“;
  • Markowitz mostro che per ogni livello di rendimento atteso, il rischio di portafoglio può essere minimizzato sfruttando le correlazioni negative o nulle tra i rendimenti dei diversi asset finanziari;
  • Approccio di Markowitz purtroppo viziato da molti problemi pratici (estrema instabilità delle correlazioni);
  • E’ stato anche dimostrato che non necessariamente un portafoglio costruito secondo i criteri di Markowitz sia più performante di uno equipesato, ad esempio;
  • L’adeguata diversificazione non può essere facilmente ricondotta solo ad un algoritmo statistico;
  • La MIFID dice che la tolleranza al rischio va sempre commisurata sia agli specifici obiettivi del cliente (orizzonte temporale), sia alla sua capacità di sopportare perdite;
  • Adeguata diversificazione non è perciò solo attenzione alla concentrazione del portafoglio ed alla rischiosità dei singoli strumenti del medesimo, ma anche alla molteplicità degli obiettivi di vita dell’investitore ed all’evoluzione della sua situazione finanziaria;
  • Assume quindi rilievo, anche in MIFIDII, la teoria comportamentale del portafoglio;
  • I molteplici e, talvolta, contraddittori obiettivi del cliente sono, cioè, ciò che dovrebbe guidare l’asset allocation del portafoglio;
  • La sicurezza ed il suo bisogno balzano, quindi, al primo posto. Solo dopo il portafoglio potrà occuparsi delle aspirazione e dei progetti più rischiosi;
  • Una efficace diversificazione deriva non tanto dalle instabili correlazioni tra le diverse forme di investimento, ma dalla aspirazioni del cliente, in primo luogo;
  • Essendo esse stesse multiple, sono chiaramente diversificate;
  • Per il cliente, l’ottimalità non è un concetto tecnico, ma la semplice, concreta possibilità di liberarsi delle proprie paure e dare forma ai propri sogni;

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