Spread: cos’è e perché non fa più paura? | Investire oggi | Focus Pictet

Lo spread è un indicatore finanziario dato dalla differenza tra il rendimento dei titoli di Stato di un Paese e il rendimento dei titoli di Stato di un altro Paese preso come parametro di riferimento. Nel caso dell’Europa quest’ultimo è rappresentato dalla Germania, considerato uno Stato a basso rischio finanziario.

Quando in Italia sentiamo parlare di spread ci riferiamo dunque alla differenza tra il rendimento del nostro titolo di Stato, il BTP, e il BUND tedesco. Dopo essere stato per anni considerato un segnale di pericolo, lo spread oggi incute meno timore. Questo cambio di prospettiva è dovuto alle importanti politiche di sostegno della BCE e all’approvazione del piano fiscale comunitario a seguito dell’emergenza COVID-19, fattori che hanno contribuito a generare un clima di rinnovata fiducia. Scopri di più nel video.

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Oggi cercheremo di capire perché in questo momento lo spread sembra fare meno paura, ma andiamo con ordine.

Che cos’è lo spread? Si tratta di un indicatore finanziario dato dalla differenza tra il rendimento dei titoli di stato di un paese e il rendimento dei titoli di stato di un altro paese, preso come parametro di riferimento.

In Europa il paese utilizzato come riferimento è la Germania che, grazie alla solidità della sua economia, viene considerata uno stato a basso rischio finanziario.

Quindi quando in Italia sentiamo parlare di spread, ci riferiamo alla differenza tra il rendimento del nostro titolo di stato, il BTP, e quello tedesco, il Bund.

Ma perché lo spread è così rilevante? Prima di tutto perché è un indicatore dello stato di salute dell’economia di un paese. Quando lo spread tra BTP italiano e Bund tedesco aumenta vuol dire che comprare i titoli del nostro paese è considerato più rischioso, ossia il nostro “rischio paese” è peggiorato. Per esempio quando, nel 2011 e 2012, in Italia abbiamo vissuto un momento di grande instabilità politica, lo spread ha toccato i massimi di sempre

Al contrario, quando lo spread si riduce, vuol dire che l’Italia ha trasmesso segnali positivi al mercato, il sistema politico-economico è considerato solido, e a nostra volta i nostri titoli di stato sono ritenuti più sicuri.

Inoltre, poiché un aumento dello spread è generalmente associato a un aumento del rendimento del BTP, ha impatti anche sul debito pubblico. Determina infatti una crescita del costo del finanziamento per lo Stato, che dovrà pagare interessi più elevati a chi acquista le sue obbligazioni.

Ma perché quindi oggi fa meno paura, dopo essere stato considerato per anni un segnale di pericolo?

Oggi il termine spread incute meno timore. Questo cambio di prospettiva è dovuto a una serie di fattori. Senza dubbio sono state fondamentali le importanti politiche di sostegno della banca centrale europea, che con le sue manovre monetarie straordinarie aiuta a rendere più sostenibile il debito pubblico dei paesi dell’eurozona.

Inoltre, con la pandemia di Covid-19, l’approvazione del piano fiscale comunitario ha portato a una ritrovata coesione europea, che ha allontanato i timori di uno sfaldamento dell’euro.

Questi elementi hanno quindi contribuito a generare un clima di rinnovata fiducia nei confronti del nostro paese. Gli investitori esteri, da un lato, sono più propensi a comprare i nostri titoli di stato, finanziando così il nostro debito, e dall’altro lato il costo del debito stesso si è abbassato, e quindi a un minore impatto sui conti dello Stato.

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