PIR. Le differenze tra i prodotti italiani ed i PEA francesi | Fondi&Sicav

La tavola rotonda sui PIR organizzata da Fondi&Sicav con i manager di quattro tra le principali società di gestione operanti in Italia vede la partecipazione di Marcello Chelli, responsabile per l’Italia dei Lyxor Etf.

In altri Paesi i PIR sono già presenti da alcuni anni, come Francia e Regno Unito. Facendo un confronto con loro, quali sono i punti di forza e di debolezza di questi strumenti?

I PIR italiani e quelli francesi sono molto diversi. La prima diversità è il messaggio politico che viene dato dello strumento. Questo perché per l’Italia si è preferito parlare di sostegno alla piccola e media impresa italiana. Per quanto riguarda la Francia, invece, il focus è stato sull’educazione dell’investitore ad una visione di medio-lungo termine.

E’ anche differente il focus dell’area geografica. Per l’Italia, è eminentemente la nazione stessa. Per quelli francesi, invece è l’Unione Europea; quindi si tratta di un investimento molto più allargato. In Italia, inoltre, c’è l’obbligo di investire obbligatoriamente sulle PMI (per il 70%), che invece in Francia è previsto, ma non è obbligatorio.

Quindi, sono molto diversi. Ciò che li accomuna, grazie alle linee guida del MEF emerse recentemente, è la possibilità di fare rotazione di portafoglio. Questo fatto prima era precluso in Italia; sarebbe stato un limite forte agli investimenti in PIR, e per fortuna è stato rimosso.

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