MiFID II: come cambierà il valore della consulenza? | Mercati che fare

MiFID II: cosa aspettarci? Il prossimo 3 gennaio dovrebbe entrare in vigore la normativa che darà una nuova spinta alla relazione tra investitore, risparmiatore e intermediario. Gli italiani saranno più tutelati nella sottoscrizione di prodotti finanziari sempre più complessi. L’obiettivo è garantire maggiore trasparenza e controllo e far in modo che tutti i consulenti siano adeguatamente preparati. Ma cosa cambierà nel dettaglio? E quali sfide pone MiFID II? Leopoldo Gasbarro ne discute con Ruggero Bertelli, Professore di Economia degli intermediari finanziari presso l’Università di Siena.

MiFID II: trasparenza e preparazione

La trasparenza passa innanzitutto attraverso gli intermediari, che dovranno avere un’approfondita conoscenza dei prodotti offerti. La verifica di adeguatezza, cioè l’accertamento che i prodotti offerti siano in linea con le esigenze e la tolleranza al rischio del potenziale sottoscrittore, diventerà più severa. Anche gli oneri dovranno essere ben chiari per il cliente, così come il loro peso sul rendimento atteso. Il costo della consulenza dovrà essere distinto dalle commissioni sui prodotti e le comunicazioni aggiornate ogni anno. Le autorità di vigilanza nazionali ed europee potranno limitare o proibire il collocamento di alcuni strumenti finanziari ritenuti eccessivamente rischiosi per gli investitori o per la stabilità del sistema.

MiFID II: la fine del fai da te?

MiFID II porta con sé una difficoltà che le banche devono affrontare in tempi rapidi e difficili per i bilanci: la formazione di oltre 200mila addetti. La ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ammonta a 4168 miliardi di euro. Di questi, oltre un terzo, 1.600 miliardi, è detenuto in conti correnti, conti deposito, obbligazioni bancarie. Gli strumenti di liquidità implicano nessun rendimento, poca diversificazione e altissima concentrazione del rischio. Ma soprattutto nessuna corrispondenza tra scelte di investimento e reali esigenze familiari. Questa situazione è in gran parte il frutto del fai da te, del “non si sa mai”. Deriva dall’incapacità del risparmiatore comune di decifrare un momento di mercato complesso che necessita di un interprete professionale e competente. MiFID II potrebbe rappresentare la risposta giusta a questa situazione. Secondo una recente indagine di GfK Eurisko, un italiano su due vorrebbe una consulenza diversa, non limitata alla sola allocazione del patrimonio, ma in grado di guidarlo nella gestione quotidiana del bilancio familiare. Se MiFID II sarà in grado di ristabilire la fiducia nel sistema, probabilmente il risparmio tornerà ad essere produttivo e i consulenti potranno svolgere appieno il proprio ruolo di guida del cliente nel percorso progettuale della sua intera vita finanziaria. Il risparmiatore deve capire che per fare scelte di investimento deve rivolgersi a un consulente. Il consulente deve avere delle caratteristiche definite dalla normativa. Il tema è riuscire a far capire che la consulenza ha un suo costo, ma soprattutto ha un valore aggiunto per il cliente. Cioè il fatto che si riesca a raggiungere i propri obiettivi di investimento, a proteggere il proprio patrimonio e ottenere un rendimento.

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