Opportunità perfetta per puntare sull’Italia | Kairos

Un allineamento perfetto tra i pezzi del mosaico economico-finanziario-politico italiano che invita a puntare sull’Italia, e Kairos è in prima linea per cavalcare questa sfida. Ascoltiamo l’analisi di Guido Brera, CIO del Gruppo Kairos.

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Tre parole per ripartire, per ricominciare da capo dopo una crisi senza precedenti, con la forza e il coraggio di guardare avanti verso un futuro tutt’altro che scontato. Secondo Guido Maria Brera, chief investment officer di Kairos Partners, si dovrà ripartire dalla forza, dalla reputazione e dalle capacità di chi, il 26 luglio 2012, aveva pronunciato altre tre parole, altrettanto famose e destinate ad entrare nella storia, che salvarono non solo la moneta unica, quanto anche l’Italia stessa.

“Ci sono dei momenti nei quali è come se le stelle si allineassero. Sembra che questo momento sia, dopo decenni e decenni, arrivato anche per il nostro Paese. C’è una sorta di allineamento di stelle, che ci fa dire che oggi l’Italia è il luogo dove investire nel mondo”, esordisce Brera, secondo cui “tutto parte ovviamente dagli uomini e dalle parole, e chi controlla le parole, ho sempre detto, controlla le cose. Tre parole, “whatever it takes”, hanno salvato l’Europa da una tempesta perfetta, ma anche la credibilità dell’uomo che le ha pronunciate ha salvato l’Europa. La sua forza, la sua reputazione e la sua capacità”, esordisce Brera. Ora, quell’uomo può regalare non solo una stabilità politica che “non abbiamo mai avuto prima”, ma anche “una visibilità del futuro che all’Italia non è mai stata in fondo concessa, o meglio, che a chi ha investito nell’Italia non è stata mai in fondo concessa”. Secondo Brera, due, cinque o sette anni di visibilità politica è un’enormità, ed è esattamente quello che l’investitore va ricercando ora.

Ci sono però altri elementi oltre a questo. La stabilità politica è fondamentale in un Paese, dato che ne determina la credibilità. “C’è però un secondo punto, globale, un punto di cambiamento di politica economica”, prosegue Brera, “Larry Summers, in un paper scritto a gennaio, lo dice chiaramente: prima di tutto ci dice che i parametri di Maastricht, con questi livelli di tassi d’interesse, perdono di valore e significato, perché la sostenibilità del debito, essendo questo meno caro, è ovviamente migliorata. Summers ci dice anche che per i Paesi come l’Italia, che hanno un altissimo livello di debito sul pil, l’unico modo per abbattere quel livello è fare più debito, quindi espandere il deficit, a patto che il debito generi una crescita superiore al tasso di finanziamento del debito stesso”, prosegue il cio di Kairos.

Chiaramente, “non si lavora più su un’austerity spinta e su tagli ma c’è un’aria di neo-keynesianesimo in giro, cioè investimenti pubblici, ricerca di una crescita superiore al tasso di interesse a cui ci si indebita. Torna Keynes, in Italia tornano le teorie di Federico Caffè, di cui Mario Draghi è stato allievo. Torna Keynes chiaramente in questo paper di Summers, che ha partecipato attivamente alla politica economica americana degli ultimi anni, dettando regole e paletti e quello sarà il piano su cui Biden si orienterà e questo aiuta molto i Paesi che hanno un alto livello di debito”.

Ci sono poi altri due elementi chiave. Il terzo è rappresentato dai tassi di interesse, ai minimi storici. “Ovunque e anche e finalmente in Italia, con uno spread che si stringe sempre di più e aiuta il Paese nella sfida enorme rappresentata dal cercare una crescita superiore al tasso di finanziamento”. Il quarto, che si deve assolutamente sottovalutare, è rappresentato dal Recovery plan. “Una sorta di piano Marshall, un piano fatto sì di debito ma anche di sussidi, un inizio, e questo lo abbiamo ripetuto e detto tante volte fin da giugno. Un inizio di Eurobond, nel quale sono presenti dei trasferimenti, nel quale si parla di sussidi, quanto tempo ci ha messo l’Europa ad arrivar fin qui. Se ricordiamo quella passeggiata tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, quando si disse che in caso di fallimento della Grecia anche i privati avrebbero dovuto contribuire. Oggi ci sono i sussidi in questo Recovery plan ed è grande, un’opportunità enorme per ricostruire il nostro Paese sin dalle fondamenta”, sottolinea Brera.

Kairos lo ripete da sempre, “l’Italia deve diventare un asset trofeo nel mondo”. Un porto dove gli investitori devono attraccare per lavorare e a vivere, a patto che funzioni la fibra, funzionino i trasporti, funzioni la sanità e funzioni la scuola. L’Italia può diventare davvero un “luogo incontaminato”, perché l’ambiente è un fattore che si è riusciti a preservare e “nel nuovo mondo green il nostro Paese può avere un suo ruolo fondamentale”.

Secondo l’esperto, infine, c’è per ultimo un dato importante, che è quello che riguarda i numeri. La capitalizzazione complessiva del mercato azionario italiano oggi, è di 600 miliardi circa. E il segmento delle piccole medie imprese, l’Aim, ha una market cap di soli 7 miliardi di euro. La capitalizzazione rispetto al pil in Italia è del 30%, contro un valore medio del 50% in Europa e un valore del 150% negli Stati Uniti. A fine del 2020 il mercato americano contava per il 50% sul totale del valore globale azionario. Il piano di aiuti europei, che potrebbe essere per l’Italia di 200 miliardi, corrisponde a un terzo della capitalizzazione del mercato azionario.

“Il risparmio, in termini di yield, cioè di rendimenti governativi italiani, è di circa l’1%. Nello scorso anno gli yield governativi sono stati in media del 2%, se ora la media scendesse all’1%, significherebbe che ci sarebbero 25/30 miliardi di risorse addizionali da utilizzare. Un dato che fa male, è sapere che l’intero mercato italiano rappresenta circa un terzo della capitalizzazione di Apple”, sottolinea Brera, secondo cui questi dati “ci spingono sempre di più a riflettere sull’Italia, e combinati agli elementi citati, possono creare uno shift direi monumentale verso il mercato azionario italiano, e dovremo essere bravi a coglierlo”.

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