Investimenti e fiscalità: come è possibile risparmiare? | Q Consulenze Finanziarie

Antonello Cattani di Q Consulenze Finanziarie spiega come evitare tasse inutili nei nostri investimenti. Perché le tasse ci sono anche lì. Lo sapevate, vero?

Con Antonello Cattani di Q Consulenze Finanziarie parliamo di tassazione delle rendite finanziarie, e visti i bassi rendimenti offerti in questi anni può essere quanto mai opportuno parlarne. E’ così Antonello?

Forse non tutti sanno che la tassazione non è uguale su tutti gli strumenti, ad esempio la grossa distinzione che abbiamo è tra tutto quello che è il mondo titoli di stato, buoni postali, buoni fruttiferi, che sono ancora tassati al 12,50 per cento, sia sugli interessi che producono, sia sulle eventuali plusvalenze, i capital gain, da guadagni sul capitale, ed invece tutto il resto è tassato al 26 per cento, sia per quanto riguarda le cedole sia per quanto riguarda eventuali plusvalenze, quindi parliamo di azioni, obbligazioni private, fondi comuni di investimento e quant’altro. Poi abbiamo la via di mezzo, che sono le polizze assicurative, quelle rivalutabili, di cui abbiamo parlato anche altre volte, che hanno una via di mezzo e quindi avendo una componente di titoli di stato ed una componente di obbligazioni, sono un po a mezza via, quindi sono una via di mezzo e sono tassati da un 15 a un 18 per cento, mediamente. Quindi, a parità di lordo è bene sapere che non tutti gli strumenti sono tassati in egual misura.

Periodicamente sentiamo parlare di una possibile introduzione di una tassa patrimoniale, ma non esiste già qualcosa del genere? Ci riferiamo all’imposta di bollo sugli strumenti finanziari…

Quella può essere definita come una mini patrimoniale continuativa; diciamo che la patrimoniale solitamente è una tantum. Questa invece è tutti gli anni, quindi dal 2011 più o meno ci accompagna. Prima era all’1,5 per mille, dal 2014 è allo 0,2 per mille, che comunque sono cifre anche importanti, talvolta… per cui è questa c’è già e c’è periodicamente. Quindi al momento diciamo che non vediamo ulteriori possibilità di ulteriori balzelli, perché di fatto cui c’e già, perciò potrebbero, qualcuno dice, forse ad aumentare l’entità dallo 0,15 a 0,20 venti. Potrebbero evidentemente rivederla… quindi questo ovviamente può essere, potrebbe essere probabilmente… ma non ci risulta.

Chi avesse conseguito delle minusvalenze come si deve comportare?

Le minusvalenze resa, in questo caso, a volte, vengono un po tralasciate, tra virgolette, perché difficilmente le banche, soprattutto chi gestisce patrimoni, si occupano di questo aspetto, perché un aspetto che a volte viene visto come mera burocrazia. In realtà il fatto di poterle compensare, quindi recuperare, a volte può far recuperare anche delle somme importanti. Vediamo ad esempio in questa diapositiva, è un esempio, noi si chiama zainetto fiscale… cioè se noi lo chiediamo… alcune banche lo mandano periodicamente, alcune volte bisogna chiederla, alcune volte si può anche vedere online da internet… quindi la banca praticamente ci riepiloga le perdite, le minusvalenze, che abbiamo avuto negli anni, negli ultimi 4. Perché negli ultimi 4? Perché lo stato concede, diciamo, un periodo di quattro anni dal momento in cui vengono realizzate le minusvalenze per compensarle, cioè vuol dire che quando la minusvalenza, che è un credito d’imposta, che ovviamente può essere compensato solo a fronte di nuove plusvalenze, se io non investo più, non faccio più nessuna operazione, tengo tutti i soldi sul conto, ovviamente non ho più nessuna possibilità di recuperare, per cui devo effettuare operazioni che se, e sottolineo se, produrranno delle plusvalenze, mi permettono di compensare la base imponibile, cioè se ho una minusvalenza di mille euro e guadagno mille euro in un’altra operazione, compenso, quindi sui 1000 euro della nuova operazione non pago il capital gain, quindi c’è questa possibilità.

Queste minusvalenze sono compensabili con qualsiasi plusvalenza?

Ecco, no. Qui c’è da fare attenzione perché, vediamo in questa tabella, ad esempio, un riepilogo, vediamo come le minusvalenze sono considerate reddito diverso, quindi non tutti gli strumenti sono compensabili, in particolare fondi comuni, etf, che sono strumenti molto diffusi, che anche le banche ci propongono, non permettono di compensarle; ciò vuol dire che se io delle minusvalenze pregresse ed ho degli investimenti in etf e fondi dove guadagno, non posso compensare, quindi io continuerò a pagare il capital gain sui guadagni dei fondi e mi tengo le mie minusvalenze, mentre invece le posso compensare con singoli strumenti, quindi singoli titoli di stato, obbligazioni o ETC, che sono una una cosa simile agli etf, però sono sulle materie prime, quindi sulle commodities. ETC sta per Exchanged Traded Commodity, quindi hanno come sottostante materie prime, come oro, petrolio, altre materie prime. Ecco, in tutto questo le plusvalenze possono essere compensate, mentre invece sui fondi no. Questo ad esempio un tema di cui abbiamo già parlato, è un motivo in più per fare attenzione quando in banca ci propongono i fondi, perché se io so di avere delle minusvalenze pregresse, forse val la pena orientarsi su altri strumenti, dove a fronte di un possibile guadagno, io posso quantomeno recuperare le minusvalenze. Coi fondi comuni questo non posso farlo per legge, non è colpa delle banche, però è la legge che ci dice questo.

Un terreno quanto mai difficile in cui districarsi, a maggior ragione serve magari un consiglio di un esperto

Certo. Perché le banche lo vedono un po’ come una burocrazia, una perdita di tempo, tra virgolette, perché gli non produce un guadagno direttamente a loro, allora niente. Invece chi lavora al fianco del cliente, e tutela gli interessi del cliente, ovviamente è un aspetto che noi come ufficio consideriamo molto, perché spesso si tratta anche di somme importanti, che se gestite in un certo modo possono permettere, a fronte magari di perdite passate, almeno quanto meno di recuperare una parte, quindi è molto importante come aspetto.

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