Perché e a chi conviene investire in arte oggi? Intervista a Michele Acquarone | DaDaMoney

A investire in arte oggi sono, tra gli altri, gli insospettabili: i giovani. Complice l’ampiezza del settore, che include opere fotografiche e creativi di nicchia. Ed è quindi trasversale anche nei costi. L’apertura all’online fa il resto, semplificando la partecipazione alle aste e la loro internazionalizzazione. Cresce poi l’interesse nei fondi d’investimento in arte, come sottolinea Michele Acquarone, il CEO della casa d’aste Finarte.

Investire in arte oggi: chi sono i principali clienti di Finarte?

Ci sono due tipologie di persone. In primis i clienti affezionati che seguono la nostra casa d’aste da decenni perché sanno che di noi ci si può fidare e sono abituati ad acquistare e vendere le proprie opere d’arte attraverso Finarte. Poi ci sono sempre più giovani. Un pubblico inedito che ha capito che l’arte può essere un ottimo investimento ed è ovviamente anche una grande passione. Complice il Dipartimento di Fotografia e la selezione di artisti di nicchia, nelle nostre aste ci sono sempre più ragazzi che hanno capito che questo può essere un mercato molto interessante per loro.

Qual è l’importanza dei fondi comuni per l’arte e per Finarte?

I fondi comuni d’investimento sono molto importanti nel mondo dell’arte e lo sono sempre più anche per Finarte. E parlo di arte in senso ampio, includendo oggetti preziosi, unici, rari. Arte per noi può essere un’auto, un gioiello,  un bellissimo oggetto di design.

E sempre di più ci rendiamo conto che i grandi fondi d’investimento hanno una parte dedicata a questo mondo, all’arte in particolare, e ne stanno nascendo alcuni verticali, dedicati solo a questo. Per noi è una grossissima opportunità, perché è una prova che il mercato si sta allargando, c’è sempre più interesse e chi ha la passione e le giuste competenze può trovare sicuramente delle grandi soddisfazioni investendo in questo mondo.

Qual è il peso dell’online nel mondo dell’arte?

Oggi in nessuna realtà possiamo scindere l’online dall’offline. Il mondo del digitale dà opportunità a tutti, e quindi anche Finarte sta cavalcando il mondo dell’online e del digitale per riuscire a raggiungere un pubblico sempre più vasto. I nostri eventi saranno sempre più in live streaming e avranno una portata mondiale.

A me piace fare il paragone con il mondo dello sport. La partita si gioca all’interno di uno stadio ma tutti, attraverso i media, quindi la televisione o anche i social, hanno la possibilità di goderne da remoto. Succederà lo stesso con le aste, che rimarranno un evento entusiasmante da vivere live e interessante da vivere da remoto. Per gli investitori questa è un’ottima opportunità, perché in qualsiasi momento possono avere la percezione di quello che sta succedendo in tutto il mondo e partecipare e avere dei benefici nel lungo termine.

Cosa ha ispirato la nascita del Dipartimento di Design e Arti Decorative? E perché avete deciso di puntare su Gio Ponti?

Crediamo che oggi per una casa d’aste sia fondamentale avere un Dipartimento di Design. L’interesse mondiale per il settore, e in particolare per i designer italiani, è in aumento. L’Italia e Milano ne sono il cuore e Finarte è profondamente italiana. Quindi crediamo che questo nuovo dipartimento possa dare grandissime soddisfazioni ai nostri clienti che vogliono investire in oggetti di grandissima qualità. Con la sicurezza di avere poi a disposizione un mercato globale in espansione.

Coerentemente, la scelta di una figura poliedrica come Gio Ponti è legata alla sua italianità e milanesità.

Quali sono le sue previsioni sul mercato dell’arte?

Per fare previsioni sul mercato dell’arte avrei bisogno di una sfera di cristallo. Possiamo dire che da una parte c’è un pubblico sempre più ampio che ha cominciato a investire in arte oggi. Quando parliamo d’arte non dobbiamo pensare solamente a opere da cinquecento mila euro o dal milione di euro in su. Come dicevamo prima, arte può essere anche un bell’investimento da mille, duecento, cinquemila euro che nel giro di 5 anni può dare soddisfazione all’appassionato e investitore. In questo senso credo che le previsioni siano di un mercato sempre più ampio, globale, che raccoglie profili molto giovani. Oggi con Finarte si può vendere in tutto il mondo e comprare da tutto il mondo.

Le nuove normative sulla riduzione dell’uso del contante e la sempre più necessaria trasparenza nelle transazioni ha già portato e porterà a un cambiamento nel mondo dell’arte, che valorizzerà sempre più le professionalità e i contenuti, come la tracciabilità nello scambio delle opere, che permetterà di avvicinare il pubblico finora diffidente.

Quali sono i prossimi obiettivi di Finarte?

Finarte è una casa d’aste che ha una grandissima storia, quindi per noi è fondamentale riuscire a continuare a crescere e garantire agli investitori una grande qualità. Soprattutto nella selezione delle opere, perché quando organizziamo un’asta vogliamo che le opere battute in asta siano una garanzia per chi le vuole comprare. Nel tempo vorremmo che questa qualità diventasse sempre più percepita dal mercato e dagli investitori e quindi lavoreremo per comunicare con grande efficacia e uno sforzo sempre più globale che Finarte è una casa d’aste di qualità di cui ci si può fidare a occhi chiusi per ogni investimento.

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