La Brexit torna a far paura | Euronews

Brexit: a volte ritorna

Iniziamo la nostra rubrica settimanale di attualità europea con una vecchia conoscenza. Ricordate la Brexit? Prima del Coronavirus era il più grande dei problemi che l’Europa si trovava ad affrontare.

È vero, la Gran Bretagna ha già lasciato l’UE, ma a quali condizioni è oggetto di negoziati ancora in corso. Ma questi negoziati sono in ritardo, non solo a causa del virus.

Entrambe le parti si accusano a vicenda di aver deliberatamente messo in stallo i colloqui e di essere poco ancorate alla realtà.

Questa settimana, il negoziatore europeo per la Brexit, Michel Barnier, ha ricordato a Londra che in caso di divorzio, non si possono fare scelte unilaterali.

“Non possiamo permettere e non permetteremo che facciano a modo loro – ha affermato-. Il Regno Unito ha scelto di diventare un paese terzo. Non può pretendere di conservare il meglio di entrambi i mondi. Ciò non è nell’interesse politico ed economico generale a lungo termine dell’Unione Europea”.

In questo momento i rapporti tra Bruxelles e Londra godono di un periodo di transizione che terminerà a dicembre, ma che potrebbe essere esteso entro la fine di giugno.

Bruxelles ha segnalato di essere aperta a un’estensione, ma il governo britannico è fermamente contrario.

L’incubo di una Brexit senza accordo potrebbe diventare realtà se i britannici continueranno a voler scegliere le condizioni a cui andarsene.

Europa e Stati Uniti insieme contro il razzismo….

La morte di George Floyd, un ragazzo afroamericano ucciso dalla polizia a Minneapolis, ha scatenato ondate di proteste che hanno raggiunto l’altra sponda dell’Atlantico.

Sia in Europa che negli Stati Uniti sono stati vandalizzati, rovesciati o rimossi dalle autorità i monumenti dei trafficanti di schiavi o dei governanti coloniali.

Per coloro che hanno intrapreso queste azioni la ragione è semplice: non c’è spazio nei nostri ambienti pubblici per la memoria dei leader del passato che rappresentano il razzismo istituzionalizzato e sistemico.

Sembra che almeno su questo americani ed europei siano d’accordo, visto che politicamente le relazioni transatlantiche si sono raffreddate quasi fino al punto di congelamento.

…ma divisi sul piano politico

Le relazioni transatlantiche sono diventate sempre più tese da quando è entrato in carica il presidente Trump. Come ultima mossa, gli Stati Uniti stanno pianificando di ritirare truppe dalla Germania. Quale potrebbe essere la logica strategica alla base di ciò?

Ne parliamo con Karen Donfried, presidente del German Marshall Fund degli Stati Uniti.

“La presenza di truppe statunitensi in Europa è stata a lungo una mossa deterrente della NATO nei confronti della Russia. E se gli Stati Uniti prendono una decisione unilaterale di ridurre quelle truppe, molti sostengono che si fa un favore alla Russia. E ciò fa riflettere perché nel caso dell’annessione illegale della Crimea da parte della Russia sono stati gli alleati della NATO che hanno intensificato e aumentato la loro presenza di truppe lungo il fianco orientale della NATO. Quindi c’è molta preoccupazione per il messaggio che questa scelta invia alla Russia e per il potere di deterrenza della NATO.

Trump è arrabbiato con Angela Merkel per aver sabotato il vertice del G7 alla Casa Bianca?

“Ci sono molte speculazioni al riguardo. Nessuno di noi lo sa. Si vocifera che è che a causa di discussioni su una potenziale riduzione della presenza di truppe statunitensi in Europa o anche sullo spostamento di forze statunitensi di stanza in Germania, ad esempio in Polonia. C’erano delle discussioni in atto, ma non erano state portate avanti negli ultimi mesi. E’ interessante il fatto che il presidente Trump abbia suggerito di voler tenere il vertice del G7 di persona e che la cancelliera Merkel sia stata la prima persona a dire pubblicamente di non sentirsi a suo agio a partecipare a un vertice di persona, per via del Covid-19. In seguito sembra che il Presidente Trump abbia preso la decisione sul ritrito delle truppe statunitensi in Germania. Si specula, ma nessuno di noi sa, in effetti, cosa sta succedendo”.

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