3 minuti su… Il valore della diversità (anche in finanza)

Il valore della diversità

A cura di Mario Noera, Docente di economia degli intermediari finanziari presso l’Università Bocconi, Milano.

Nell’autunno del 1906, Francis Galton cerco di dimostrare una cosa. Per prendere una qualsiasi decisione seria e competente, si mettono insieme tre gruppi di persone. Pochi competenti, un gruppo più largo di persone normali, moltissimi stupidi e/o persone senza cultura. Di sicuro, in questo caso, la decisione presa sarà stupida, data la sovrabbondanza di questa categoria. La riprova la volle fare con un esperimento pratico.

Nell’esperimento, alla fiera del bestiame di Plymouth, fu chiesto a chiunque intervenisse di scrivere il peso di un bue. Però solo quello della carne che si fosse ottenuta dalla macellazione. E di aggiungere il proprio nome, collegandolo ad una lotteria. Il peso della carne fu di 1198 libbre (550 kg). Le media delle risposte fu… 1197 libbre! La competenza, quindi, non risultava essere determinante per formulare una previsione corretta.

Chiunque mastichi di statistiche sa che questa non è nient’altro che una applicazione della legge dei grandi numeri. Legge studiata e dimostrata da Jakob Bernoulli più di tre secoli fa.

Nei corsi introduttivi di statistica, il concetto di probabilità è spesso introdotto dall’esempio del lancio della moneta. Oppure dell’estrazione di palline bianche e nere, in numero uguale, da un’urna. Alla lunga, la distribuzione dell’evento tende ad assumere una forma “normale” o gaussiana. Il valore centrale è la media. La legge dei grandi numeri è così pervasiva che è alla base della moderna finanza.

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